60 Minuti con: Gian Luigi Carminati

Author Martina Acquafredda contributor
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Calendar 24/07/2017
Time passed Tempo di lettura 3 min

Ci troviamo davanti a uno degli ultimi riparatori di macchine fotografiche in Italia. Uno di quei mestieri che oggi sta scomparendo. In zona Sarpi, a Milano, c’è un signore che da sessant’anni aggiusta le analogiche ― anche se qualche volta, ci dice, mette le mani nelle digitali ― di tutti i milanesi.

Per la nostra rubrica di interviste dedicata ai mestieri 60 Minuti con, siamo andati nel negozietto di Gian Luigi Carminati in via Lomazzo 45 per farci raccontare cosa c’è dietro questo mestiere in via di estinzione.

A Million Steps

Ciao Gian Luigi, come ti sei avvicinato alle macchine fotografiche?

Ho cominciato a lavorare con le macchine fotografiche perché studiare non era il mio forte. Non avevo la testa giusta per la scuola e, in più, mi piaceva fare lavori manuali dove ci voleva precisione e pazienza. Le macchinette ne richiedono molta. È stata una scelta vincente, la mia testa è rimasta quella di una volta.

Come hai deciso di aprire una tua cosa dopo il militare?

Prima del militare lavoravo alla Zeiss ― grande azienda tedesca di prodotti ottici, meccanici ed elettronici ― ma, una volta tornato, ho deciso che era il momento di fare un salto di qualità.

Così è nata la Saccani e Carminati Riparazioni: io e altri due soci ― il fratello e Sergio Saccani ― abbiamo aperto la nostra attività. Non siamo sempre stati in questi locali: i primi due anni eravamo dall’altro lato dell’incrocio, ma la zona è sempre quella. Adesso, dopo quasi sessant’anni, sono rimasto solo io a lavorare.

A Million Steps

Quanto sono cambiati i clienti che vengono in negozio?

All’inizio si lavorava con i negozi che raccoglievano i lavori e te li affidavano. Per questo non era importante la zona in cui aprivi, non ti serviva essere visibile ai privati e reclamizzarti molto: bastava avere una decina di negozi per cui lavorare. Oggi è tutto diverso, ma sono talmente conosciuto che ormai sono i clienti a cercarmi.

Lavoro soprattutto con i giovani, ragazzi nati quando l’era digitale era già iniziata, che hanno riscoperto la pellicola. Sono super informati, vengono anche alla ricerca di rullini scaduti, dei quali amano l’imprevedibilità e l’irripetibilità del risultato.

Sei un riparatore di macchine fotografiche. Ma le vendi anche?

Nasco e resto un riparatore. Ma certo mi sono dovuto adeguare al cambiamento: adesso l’analogico è anche da collezionisti, perciò quando qualcuno ha qualche macchina da vendere la tengo qui e vedo cosa posso fare.

Si è anche sviluppato un gran mercato di pezzi di ricambio, soprattutto tra i nuovi giovani appassionati: si informano su internet e vengono qui a cercare ciò che gli serve. Sono informatissimi, ne sanno anche più di me.

Con quale macchina hai lavorato di più?

La 35mm, senza dubbio. È stata una rivoluzione, dava molta autonomia perché ti permetteva di scattare trentacinque foto senza cambiare il rullino. È ancora oggi la macchina analogica che più mi capita di vedere.

A Million Steps

In 60 anni di attività, com’è cambiato il tuo mestiere?

È cambiato molto dall’inizio, ma l’evoluzione è sempre stata costante e graduale. Le Case produttrici hanno sempre inventato nuovi sistemi, nuove macchine per andare incontro ai bisogni dei clienti. La gente aveva difficoltà a caricare la macchina? Hanno inventato l’Instamatic.

Certo, l’avvento del digitale è stata una rivoluzione, ma si lavora ancora e soprattutto con l’analogico. Delle nuove macchine tratto principalmente gli obiettivi, che hanno necessità di essere puliti accuratamente.

A Million Steps

Raccontaci la storia di un cliente particolare.

Ricordo con piacere quando ho lavorato con la troupe di Walter Bonatti ― famoso alpinista e reporter degli anni ‘60 e ‘70 ― per sistemare le attrezzature prima della sua spedizione al Polo nel 1974.

In quasi sessant’anni di lavoro, di storie da raccontare ne avrei tante. Una volta un signore, anziano, si è fermato a guardare una cinepresina in vetrina. È entrato per comprarla, tutto timido: mi ha chiesto di incartarla bene, così la moglie non si sarebbe accorta del nuovo acquisto e non si sarebbe arrabbiata.

Era un collezionista, con una bacheca piena di macchine fotografiche e una moglie irascibile. Non gliel’ho venduta, non volevo mica essere causa di divorzio io.

A Million Steps

C’è qualcuno a cui passerai il mestiere?

Lavoro ancora da solo, non ho l’età per insegnare e, inoltre, con le caratteristiche del lavoro di oggi è difficile. Prima andavi in una ditta, facevi una cosa ― cambiare le puntine, fare la conta ― mille volte e imparavi a farla, diventando anche veloce.

Adesso invece ogni giorno arrivano lavori diversi, non si ha più il tempo di imparare bene una cosa, manca la costanza della pratica.

L’unica cosa che mi sento di suggerire, quando un ragazzo viene e si mostra interessato al mestiere, è di girare per mercatini e comprare tutte le macchine che trova, anche mezzi rottami. Poi, di andare a casa, smontarle e rimontarle. Il gioco è tutto lì.

A Million Steps
Foto di Velasca
redits

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