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70 anni di motomondiale: l’Italia che vince

7 min per la lettura


Dal rombo della benzina al sibilo dell’elettrico: impensabile da immaginare 70 anni fa, quando nasceva il motomondiale.

Eppure, il campionato del mondo delle moto elettriche oggi è realtà. Il 15 settembre, insieme alla MotoGP, è scesa in pista anche la MotoE: si è corso, infatti, il gran premio di San Marino e della Riviera di Rimini, al Misano World Circuit Marco Simoncelli. È dal 1949 che le moto corrono a benzina. Adesso, a distanza di 70 anni, ecco la rivoluzione, figlia dei tempi nostri, che segue la strada già imboccata dal mondo delle quattro ruote, con la Formula E.

 

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Fin dalla loro prima comparsa sulle strade del pianeta, a fine ‘800, le moto sono state l’ingrediente per organizzare corse a base di rischio e adrenalina. Un esempio? La prima edizione del Tourist Trophy, la competizione a due ruote più antica del mondo, sull’isola di Man, risale al 1906. A partire da questa data si è corso in moto un po’ ovunque: oltre che su strada, anche su percorsi sterrati. All’inizio in maniera improvvisata, poi in forma più ufficiale a partire dal 1949, anno in cui il motociclismo comincia a prendere la forma che ancora oggi conserva. Nasce, infatti, il motomondiale, con le varie classi: 125 cc, 250 cc, 350 cc e 500 cc; oggi Moto3, Moto2 e MotoGP.

 

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Da “Scarciole” a “duca di Parma”: Masetti è stato il primo “divo” del motociclismo.

Il primo pilota italiano a trionfare nella classe 500 (la classe regina) è stato Umberto Masetti (nel 1950). Cresciuto tra le bielle e i pistoni dell’officina del padre Nello (proprietario della concessionaria Gilera di Parma), “Scarciole” (così lo chiamavano per il suo fisico asciutto) sapeva far volare la sua Gilera come nessun altro. Le oltre 200 gare vinte in carriera ne sono la prova. Il suo dualismo con l’inglese Geoff Duke, il “duca di ferro”, è stato anche il primo grande duello della storia del motomondiale. Dopo la conquista del primo titolo, Masetti è diventato il “duca di Parma”, ma anche il primo “divo” del motociclismo (le sue imprese sportive, la sua amicizia con Coppi e Bartali, le sue avventure amorose, come quella con Moira Orfei, conquistano le pagine dei giornali).

 

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Ago ha vinto più di tutti: 15 titoli mondiali e 123 Gran Premi.

Delle prime 26 edizioni del campionato, classe 500, ben 24 furono vinte da moto di fabbricazione italiana (Gilera ed MV Agusta). Brilla la stella di Giacomo Agostini, il “campionissimo”, detentore di 15 titoli mondiali (con 123 vittorie) e per questo considerato il più grande campione del motociclismo sportivo di tutti i tempi.


Noto anche con il nomignolo di Ago, ha battuto gente come Pasolini, Bergamonti, Hailwood, Saarinen, Read e Sheene, dando vita a duelli leggendari. In sella alla sua MV Augusta, veloce e affidabile, ha incarnato il binomio più vincente della storia del motociclismo.

 

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Per Rossi il tempo sembra non passare mai: a 40 anni colora di giallo intere tribune.

Se Agostini è il più titolato, Valentino Rossi è il più amato. Il “Dottore” è l’icona pop del motociclismo, il migliore spot per lo sport, un concentrato atomico di carisma. Annoverato tra i piloti più vincenti del motomondiale, in virtù dei nove mondiali conquistati, di cui il primo a soli 17 anni, il pilota di Tavullia è il veterano del paddock, l’eroe intramontabile che sembra non voler mai appendere il casco al chiodo. Intorno alla sua figura, gravitano aneddoti e leggende, autentiche pagine di storia paragonabili a quelle scritte dai più grandi miti dello sport come Maradona, Pelè, Muhammad Ali, Michael Schumacher.

A 40 anni, Rossi è ancora capace di colorare di giallo intere tribune in ogni autodromo del mondo. Merito non solo delle sue vittorie, ma della capacità di divertire e divertirsi, del suo innato talento che trasmette anche ai giovani allievi della VR46 Academy. Il soprannome “The Doctor”, il numero 46, il colore giallo, la tartaruga portafortuna, i rituali prima e durante la gara, sono capitoli di una storia epica la cui conclusione non è ancora scritta, ma che resterà indelebile nei secoli.


Nel 2001 Rossi vince l’ultimo titolo nella storia della 500. L’anno successivo, infatti, la top class del motomondiale viene rinominata e diventa MotoGP. Il rebrand è accompagnato da importanti modifiche e novità nel regolamento tecnico. Non cambiano, invece, i risultati in pista: Rossi continua a vincere mettendo in bacheca altri 4 titoli dal 2002 al 2005, sempre rigorosamente su moto giapponesi. Il secondo decennio del nuovo millennio segna la fine del dominio di Valentino Rossi, vincitore di 7 mondiali dal 2001 al 2009.

Caro Rossi, nemico mio, che belle sfide!

Celebre la sua rivalità con Max Biaggi. Gli scontri tra i due, in pista e fuori, sono entrati di diritto nella storia delle competizioni motociclistiche. Non si amavano perché erano i due opposti della stessa medaglia: l’introverso e taciturno “Corsaro”, l’estroverso ed esuberante “Dottore”.


I due non si sopportavano e non ne facevano mistero. Dal “tu sciacquati la bocca prima di pronunciare il mio nome” di Max a Suzuka, alla rissa sulla scaletta del podio al GP di Barcellona. Max detiene ancora grandi record nella classe di mezzo: unico pilota nella storia della 250 a vincere 4 mondiali consecutivi con due moto diverse (Aprilia e Honda).

Quella tra Biaggi e Rossi non era una rivalità costruita: volarono gli schiaffoni ma vennero fuori anche corse epiche. Quelle che magari, in futuro, vedremo in MotoE. Almeno questo è l’auspicio.

Foto d’apertura di Romano Gentile/A3/Contrasto: ​Italia, 1970 – Giacomo Agostin​i, campione di motociclismo.

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