A Million Steps

A Million Steps
è il magazine online che racconta il mondo attorno a Velasca. Troverai consigli di stile e modi di vivere, lasciando voce alle diverse opinioni.
La nostra missione è dare spunti ai lettori, per renderti la vita un po’ più facile,
ogni giorno di più.

Tra le righe dei cantautori: Domenico Modugno

6 min per la lettura


Quanto possiamo conoscere di un cantautore attraverso le sue canzoni? Tra queste righe si racchiudono ricordi, a volte misti a fantasie, ma sempre scaturiti da attimi di vita vera. Come quella di Domenico Modugno.

«Penso che un sogno così non ritorni mai più
Mi dipingevo le mani e la faccia di blu…»

Era una mite giornata d’inverno quella del 9 gennaio 1928, quando a Polignano al Mare (BA) nasceva il padre della musica italiana: 230 canzoni scritte (e molte delle quali cantate), 38 film all’attivo, 13 spettacoli teatrali, 4 Festival di Sanremo vinti, il primo nel 1958: l’anno che consacra Modugno con Nel blu dipinto di blu nell’Olimpo dei cantautori italiani e che farà diventare Volare una delle canzoni italiane più famose nel mondo, secondo la SIAE addirittura il pezzo italiano più eseguito a livello mondiale, dall’esordio ad oggi.


Scritta insieme a Migliacci nell’estate del 1957 quando Modugno collaborava con l’amico come illustratore delle storie per bambini di Gianni Rodari, la genesi di Nel blu dipinto di blu ha molte versioni differenti: ispirata da una passeggiata o da una gita al mare mancata, dal cielo azzurro di Roma o da un dipinto surrealista? Il tempo ha cristallizzato vari racconti, ma Franca Gandolfi, vedova di Modugno, ha confermato la versione dello stesso Migliacci che svela che quel “blu” nasce da due quadri di Marc Chagall, Le coq rouge dans la nuit e Le peintre et son modèle, appesi, in riproduzione, alle pareti di casa sua.

«Di blu m’ero dipinto per intonarmi al cielo,
lassù nel firmamento, volavo verso il sole,
e volavo felice più in alto del sole, e ancora più su,
mentre il mondo pian piano spariva lontano laggiù,
volavo nel blu, dipinto di blu…»

Sull’onda della corsa allo spazio cominciata nell’ottobre del 1957 con lo Sputnik e nello spirito di un’Italia in pieno cambiamento con il boom del miracolo economico e la Dolce Vita romana, le parole di libertà guidano la nazione e tutti quanti, con un solo grande sogno… “Volare”. Ed è proprio questa la parola chiave della canzone, che diventerà il ritornello-tormentore e che porterà Modugno ad essere soprannominato Mr. Volare.


Volare oh oh, la parte più ricordata e riconoscibile del brano, è nato per caso, dopo che lo stesso Modugno osservava una mattina con la moglie Franca il cielo azzurro dalla finestra della sua casa di Piazza Consalvo a Roma. Ironia della sorte, da principio Domenico Modugno non avrebbe dovuto neppure cantare a Sanremo, risultando come autore del brano, ma alle prove del Festival alcuni cantanti rifiutarono una canzone che sembrava, secondo Gorni Kramer “una pazzia senza stile”: Modugno decise allora di salire sul palco, diventando di fatto il primo cantante e autore (cantautore, parola nuova per la musica italiana) in gara, dando il via alla Rivoluzione.

Osservando l’addio di due fidanzati in un giorno di pioggia alla stazione, ha la prima idea per Piove.

Dopo aver vinto il Festival, nel maggio del 1959 e nella prima edizione dei Grammy Award, Modugno vince come Disco dell’anno e Canzone dell’anno, facendo diventare Nel blu dipinto di blu il primo vero caso discografico della storia italiana: solo nel 1958 il singolo vendette ottocentomila copie in Italia e oltre ventidue milioni nel mondo; contando le reinterpretazioni, da David Bowie a Ella Fitzgerald, da Dean Martin a Louis Armstrong, l’ampiezza di questo successo diventa davvero globale, tanto da portare lo stesso Modugno in tournée negli Stati Uniti per tutto il ‘58.

«Ciao ciao bambina, un bacio ancora
e poi per sempre ti perderò;
vorrei trovare parole nuove
ma piove, piove sul nostro amor»

Osservando l’addio di due fidanzati in un giorno di pioggia alla stazione mentre era in attesa che il suo treno partisse da Pittsburgh in Pennsylvania, Modugno ha la prima idea per Piove. Per la scrittura del pezzo coinvolge Dino Verde, con cui ha già collaborato: un’introduzione lenta, accompagnata dall’organo hammond, che poi si apre con un ritornello arioso. La “storia” del successo dell’anno precedente si ripete: anche Piove è molto più conosciuta non per il suo titolo ma con la frase “Ciao ciao bambina”, e anche questa canzone ripete il trionfo di Volare, vincendo il Festival di Sanremo nel 1959 e diventando una delle canzoni più note del cantautore.

 

View this post on Instagram

 

A post shared by ESC-Covergalerie (@esccovergalerie) on


«Dio come ti amo
Non è possibile
Avere fra le braccia
Tanta felicità»

Il successo di Modugno continua negli anni a seguire ed è proprio nel 1966 con Dio, come ti amo che rivince, assieme a Gigliola Cinquetti, il Festival di Sanremo. Il successo come cantante continua insieme all’attività di autore e attore, recitando, tra gli altri, nel film di Pier Paolo Pasolini Capriccio all’italiana, nell’episodio onirico Che cosa sono le nuvole? interpretando la canzone omonima:



Così viene raccontato dallo stesso Modugno il primo incontro con Pasolini: «Fu molto bello… Recitando in Cosa sono le nuvole, dal titolo del film nacque anche una canzone, che scrivemmo insieme. È una canzone strana: mi ricordo che Pasolini realizzò il testo estrapolando una serie di brevi frasi dell’Otello di Shakespeare e poi unificando il tutto».

 

View this post on Instagram

 

A post shared by 🇮🇹 🅜🅤🅢🅘🅒🅐 🅘🅣🅐🅛🅘🅐🅝🅐 🇮🇹 (@musica__italiana) on



Ma la carriera del cantautore non fu di soli successi: risale al 1968 l’episodio dell’eliminazione di Meraviglioso da parte della giuria selezionatrice di Sanremo, che non fu capita immediatamente neppure dallo stesso Renzo che si adoperò all’epoca perché la canzone venisse scartata. Sarà forse dopo questo down dal palco che l’anno successivo scrisse, insieme ad Enrica Bonacorti, la melanconica La lontananza:

«Io che credevo d’essere il più forte
Mi sono illuso di dimenticare
E invece sono qui a ricordare…»

Ispirata da una lettera che la stessa Bonaccorti aveva ricevuto dal suo ragazzo di allora: proprio dalle parole dell’amore lontano fu sviluppato il testo e nacque così la canzone scritta a quattro mani al Grand Hotel Augustus Minerva di Cuneo.

«Tanto tempo fa un grande filosofo indiano scrisse:
nel mare della vita I fortunati vanno in crociera
Gli altri nuotano
Qualcuno annega»

Il tema del sogno, del mare, del mondo altro è sempre stato un grande protagonista nella musica di Modugno: proprio la sua ultima canzone, incisa con il figlio Massimo Delfini (Sai che c’è) descrive bene l’universo del cantautore di Polignano che con le due voci e una melodia semplice ha scritto un magnifico dialogo fra padre e figlio, ancora molto attuale anche al giorno d’oggi, quasi un testamento per le generazioni future.

Oggi pare concreta la possibilità di intitolare a Domenico Modugno il Teatro Ariston, in occasione della 70esima edizione del Festival di Sanremo: staremo a vedere il mese prossimo le sorprese che ci riserverà Amedeus nella prossima kermesse canora più importante d’Italia.


Per le immagini un grazie va a Romano Gentile/A3/Contrasto e Ferdinando Scianna, Gelmi/RCS/Contrasto.

Cose di famiglia


Una newsletter al mese per sapere tutto quello che succede
Grazie per aver scelto di far parte della nostra famiglia.
Torna
in cima
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e per mostrarti pubblicità e servizi personalizzati. Navigando accetti l'utilizzo di cookie da parte nostra. Per ulteriori informazioni sui cookie e su come gestirli, clicca qui X