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C’è fascino nello stile ‘mafia’?

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Non prendiamoci mai troppo sul serio. Il padrino e I Soprano stanno al cinema e alla televisione come Omero sta al mito. Pur in anni e in contesti differenti, questi due titoli hanno fatto sanguinare un genere, il gangster, tratteggiando l’epica del racconto criminale. Storie di ascesa e caduta, di maschere seducenti e grottesche, un intero codice malavitoso tradotto e reso accessibile al grande pubblico.

Se si parla di turning point nella narrazione mafiosa, tuttavia, nessun’opera regge il passo di Quei bravi ragazzi. Diretta da Martin Scorsese nel 1990, la pellicola è un’esplosione di ritmo, linguaggio e colori, un cocktail capace di superare l’impianto classico di Coppola anticipando allo stesso tempo le scosse pop della serie HBO.


Adottando le misure del “romanzo di formazione” e nutrendosi dell’inchiostro speso da Nicholas Pilleggi nel best seller Il delitto paga bene, la trama porta in scena la vera storia del pentito Henry Hill (Ray Liotta), giovane italo-irlandese partito da garzone e arrivato a sedere fra gli esponenti di spicco della mafia di New York.

Il mimetismo verbale del film e un cast di assoluto livello ― da Robert De Niro passando per Joe Pesci, premiato con l’Oscar al miglior attore non protagonista ― fanno volare un film che palpita di violenza e istinto. Più che il potere o la sottomissione, tuttavia, ad affascinare lo spettatore è soprattutto l’estetica di un capolavoro che stende il suo pubblico a colpi di immagini.

“Che io mi ricordi, ho sempre voluto fare il gangster. Per me fare il gangster è sempre stato meglio che fare il presidente degli Stati Uniti”.

Se è vero che il male non ha mai smesso di esercitare una certa attrattiva su ciascuno di noi, il savoir faire di ‘Goodfellas’ infatti deve molto alle sue location, ma anche, e soprattutto, al look che il costumista Richard Bruno ha cucito addosso ai bravi ragazzi.


Ispirandosi agli anni ’50, Bruno sceglie delle camicie destinate a entrare a far parte del kit base del mafioso da grande schermo.

“Questi capi si distinguono per un colletto a punta ultra-lunga e stretta ― detto appunto ‘colletto mafioso’ o ‘continentale’ poiché tipico dell’Europa”.

A cui poi si accompagna una cravatta con nodo Windsor in pendant con il tessuto della camicia, ravvivata da disegni geometrici o, perché no, da un rosso carminio.


Dotato in particolare per la composizione di completi da uomo, il costume designer americano ha scelto spesso per il film la griffe di Armani, che firma il vestito regalato al protagonista per segnare il suo ingresso ufficiale nella vita criminale adulta.

Al gusto delicato di Re Giorgio, tuttavia, in scena è preferito spesso un tono più appariscente e aggressivo, tipico di una certa Little Italy anni 70. Ecco dunque spuntare giacche di velluto rosso o nuance verde oliva, quasi a voler sottolineare l’unicità di Henry Hill e della sua parabola malavitosa.


Ma nel guardaroba dei personaggi trovano posto anche le tipiche camicie a righe, con collo largo e aperto sul petto, così da lasciar intravedere collane d’oro e canottiere di cotone bianco.

Mentre la giacca sportiva in pelle marrone sfoggiata da Hill durante la famosa scena del pestaggio del molestatore sparisce, invece, non appena terminano i bollori giovanili, del ragazzo. A sostituirla è dunque un più responsabile casual blazer.

“Ci trattavano come delle stelle del cinema, ma eravamo più potenti, noi avevamo tutto. Le nostre mogli, le madri, i figli campavano bene con noi”.

Srotolata su più anni, questa storia di ordinaria violenza è raccontata dallo stesso Henry. Alla sua voce, però, si affianca anche quella della moglie, Karen.


Sedotta dallo sguardo di ghiaccio di Ray Liotta e dal lusso ostentato dalla mafia, la recitazione di Lorraine Bracco trova sostegno in un look che cambia e cresce insieme alla conoscenza delle attività in cui è coinvolto il marito e all’accettazione (più o meno definitiva) del proprio ruolo all’interno della famiglia.

“Incontrata all’inizio del film con addosso i panni della brava fidanzatina d’America, la giovane si trasforma presto nella first lady di un gangster”.

E il suo volto dolce si lascia incorniciare da orecchini di brillanti, che illuminano abiti sgargianti sebbene di alta sartoria. Proprio in questi piccoli dettagli, così minuti eppure tanto preziosi, si racchiude la grandezza di un film che racconta della passione e della morte, della vertigine e della miseria.


Ma che, prima di tutto, è un viaggio in una New York fatta di droga, morte e sesso, una città e un’umanità che Scorsese ritrae come belle e disperate nel medesimo istante. Senza provare nemmeno un pizzico di compassione, confezionandole però con il solito, irresistibile stile.

Foto ufficiali del film di TMDB/LongTake

References

Quei bravi ragazzi

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