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Dai palazzetti al guardaroba

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Il passo è molto corto e, a discapito delle lunghe leve, la pallacanestro è diventata negli ultimi decenni uno sport che detta moda. Sì, perché i giocatori, con i loro outfit e le loro preziose scarpe, sono diventati vere e proprie icone di stile. Negli USA la pallacanestro è molto più che un semplice sport, è praticamente un culto. Anche nel Bel Paese, però, la palla a spicchi annovera milioni di seguaci e appassionati.

“Il basket è l’unico sport che tende al cielo. Per questo è una rivoluzione per chi è abituato a guardare sempre a terra”, diceva il giocatore Bill Russell.

Per gli appassionati di basket italiano sembrano ormai lontanissimi i tempi in cui gli atleti della mitica Olimpia Milano indossavano le scarpette rosse con cui calcavano i parquet di tutta Europa con risultati strabilianti.


L’arrivo a Milano della leggenda Dan Peterson (ne abbiamo parlato qui) è datato 1978: a Bologna vinse lo scudetto, si affermò come allenatore, imparò la lingua e conquistò il cuore del movimento. Ma Bologna gli stava stretta e quando venne chiamato a Milano, che in quel momento nel basket aveva più storia di Bologna ma non il suo presente, non esitò ad accettare.

“Per me, americano, Milano era un po’ come New York”.

Ed è proprio in quegli anni che gli “dei dell’Olimpia” cominciano a contaminare lo stile della Milano dei paninari, con le sneakers indossate la domenica al palazzetto.

“Negli anni ’80 il Paese era in continua evoluzione: c’erano fermento e voglia di fare, la vita quotidiana era piena di verve”, disse Dino Meneghin (leggi la sua storia qui).

Oggi il commercio globale vede primeggiare alcuni brand e ciò appare assolutamente chiarissimo se si pone attenzione alle scarpe indossate dagli atleti di mezzo mondo e in particolare dai cestisti della National Basket Association (NBA).

Ogni nuova stagione della lega americana di basket porta, tra l’altro, nuovi modelli che si adattano sempre meglio alle stelle che ogni notte infiammano gli appassionati della pallacanestro.

Oltre alle mitiche canotte da gioco, sono quindi le scarpe dei giganti a creare un vero e proprio indotto. Un dato deve far riflettere: le principali aziende produttrici di scarpe da basket hanno rivelato che i grandi numeri di vendita devono attribuirsi alla crescente voglia, da parte di soggetti non giocatori ma semplici “tifosi”, di indossare ciò che sta ai piedi del campione.

Ecco che, allora, la sneaker di oggi viene riadattata allo stile della pallacanestro e diventa una calzatura di prim’ordine nell’outfit dell’uomo moderno.

“La diffusione a livello planetario del prodotto si deve alle leggende di questo sport: Michael Jordan (sotto la sua prima scarpa, la Air Jordan 1 coi colori dei Chicago Bulls), fiutando l’enorme potenzialità dell’affare, ha creato un proprio marchio capace di vendere milioni e milioni di esempi in tutto il mondo”.

Non tutti conoscono il motivo per cui si chiamino proprio sneakers: il nome ha, infatti, un’origine piuttosto divertente. La leggenda narra che l’abbia coniato all’inizio del ‘900 il pubblicitario di N.W. Ayer & Son, Henry Nelson McKinney perché questa era la prima tipologia di scarpe a non fare rumore grazie alla suola di gomma, e con cui volendo, si poteva essere “furtivi” (appunto sneaky), e dileguarsi, sgattaiolare senza farsi notare.

All’epoca, infatti, non esisteva ancora un tipo di scarpe che avesse di regola la suola in gomma.

Il grande successo delle sneakers (qui abbiamo parlato delle migliori 7 della storia) si sposa, alla grande, con l’avanzare dello streetwear. Canestri in ferro, cemento consumato e reti metalliche: in America non esiste quartiere che non abbia un campetto da basket improvvisato, e anche in Italia la situazione si sta evolvendo verso la presenza di un canestro agli angoli della strada.

“Lo street basket, dunque, contamina la moda maschile, soprattutto nel settore delle calzature”.

L’obiettivo dei grandi marchi è puntare non sui clienti che cercano scarpe con cui giocare a basket, ma su tutti gli altri che vogliono usarle nella vita di tutti i giorni.

Le nuove collezioni prevedono, quindi, l’unione della tradizione sportiva allo stile, permettendo una perfetta transizione dal campo alla vita di ogni giorno.

Le scarpe vengono così rivisitate, con una lavorazione solitamente utilizzata per la costruzione delle classiche stringate maschili, dall’aggiunta di stringhe in pelle e maxi occhielli spesso in metallo dorato e da finiture lucide sulla tomaia in pelle.

La cultura street a stelle e strisce è giunta prepotentemente anche in Europa, soprattutto in Italia. L’America ruggente degli anni ’70 e ’80 si trova sui piedi di milioni di teenager, con sneakers caratterizzate da colori sgargianti ed eccentrici.

Iconizzare il principale strumento di lavoro dei giganti del basket è stata, senz’altro, un’intuizione strepitosa. Le sneakers di oggi ripropongono lo stile essenziale di epoche passate, magari con look total white in grado di esaltare ancora di più l’attenzione sul prodotto.

Le scarpe non sono soltanto scarpe ma rappresentano un pezzo della cultura popolare, e visto che molti dei giocatori più forti e famosi sono neri, le sneakers da basket sono diventate un pezzo della cultura afroamericana contemporanea.

“Non è un caso che molti stilisti decidano di ambientare le loro sfilate in passerelle allestite come campi da basket”.

Sneakers alte e calzettoni di spugna: un binomio inscindibile capace, paradossalmente, di riscrivere le regole del dress-code. Se decenni fa avessimo ipotizzato stili come lo streetwear probabilmente ci avrebbero etichettato come matti. Ma i tempi sono cambiati, e la moda anche. Abbinare le sneakers persino all’abito elegante non è già più un azzardo.

Foto d’apertura e nel testo di Perrucci/RCS/Contrasto, foto nel testo di Milani/RCS/Contrasto, di Colombo/RCS/Contrasto e di Borsotti/RCS/Contrasto e disegno di una Air Jordan 1 della nostra Chiara Bonardi

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