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A Firenze per antiche botteghe. Un insolito itinerario

7 min per la lettura


Speziali, farmacisti ed erboristi, orafi e pellettieri, parruccai, sarti e calzaiuoli, falegnami e intagliatori: la storia di Firenze – capitale del Rinascimento italiano – è la storia dei suoi mestieri artigiani, delle sue antiche corporazioni, delle botteghe che ancora oggi esistono con dedizione e orgoglio, nonostante il passaggio dei secoli e i periodici assalti dell’Arno.


Ero inebriata dalle essenze tramandate nel corso dei secoli e preparate ancora secondo le ricette dei frati.
Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella,
via della Scala 16

Per scoprire quest’anima antica di Firenze mi sono immersa nelle strade della città, fermandomi anche a fare qualche scatto, a partire da uno dei suoi centri nevralgici, la Stazione di Santa Maria Novella. È proprio appena dietro la stazione, in via della Scala 16, che sorge l’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella, una vera e propria istituzione nel capoluogo toscano.




Situata nel complesso del convento domenicano di Santa Maria Novella, venne aperta al pubblico nel 1612 ed è una delle farmacie più antiche d’Europa. Mi è bastato varcare la soglia dell’Officina per trovarmi completamente catturata dalla bellezza opulenta di arredi antichi e affreschi, inebriata dalle essenze tramandate nel corso dei secoli e preparate ancora secondo le ricette dei frati. È stata dura uscirne – l’olfatto è il mio senso più acuto – ma avevo una missione e dovevo andare avanti.

Un giardiniere laico apprese dalle suore tutti i segreti delle erbe officinali. E aprì la sua bottega.
Antica Spezieria Erboristeria San Simone,
via Ghibellina 190/R

A dire il vero, a livello olfattivo la mia seconda tappa non è stata da meno: se l’Officina di Santa Maria Novella nacque come farmacia, l’Antica Spezieria Erboristeria San Simone, risalente al 1700, nacque invece come erboristeria all’interno del Convento delle Suore Oblate. Dal 1993 è gestita dalla dott.ssa Fernanda Russo, che ha rilevato l’attività insieme al marito, con la preziosa eredità delle ricette originali tramandate dalle suore. Mi ha raccontato del giardiniere laico che ha appreso dalle suore tutti i segreti delle erbe officinali per poi aprire in piazza San Simone la sua “bottega del semplicista” (l’erboristeria era chiamata la medicina dei semplici), l’antenata dell’attuale bottega di via Ghibellina 190/R.

«Se non fossi nato di domenica mia madre avrebbe partorito in bottega!»
Bottega Filistrucchi,
via Giuseppe Verdi 9

Sia i farmacisti che gli erboristi avevano in comune l’appartenenza alla corporazione dei “medici e degli speziali”, una delle sette Arti Maggiori del Medioevo, alla quale – curiosamente – appartenevano anche “parruccai, poeti, pittori e straccivendoli” – come racconta Gherardo Filistrucchi, erede della famiglia Filistrucchi e titolare dell’omonima bottega di Giuseppe Verdi 9 che dal 1720 produce parrucche e trucchi per il teatro, cinema e televisione (ma anche per feste in maschera).

I poeti e i pittori comunicavano e rappresentavano il potere dei Medici al di fuori di Firenze, mentre gli straccivendoli erano importanti perché con gli stracci si faceva la carta, che era molto costosa – spiega Filistrucchi. Noi parruccai invece oltre alle parrucche – che all’epoca erano indossate da tutti: servitori, cavalieri e dame – facevamo anche barbe, tonsure e salassi, che si pensava fossero un rimedio per la maggior parte delle malattie.




Gherardo Filistrucchi è una miniera di aneddoti e un vero e proprio esperto di arti e mestieri a Firenze: non a caso è co-fondatore, insieme a Elisabetta Bongi (titolare della storica Ottica Bongi di via Por Santa Maria 82-84/R), dell’Associazione Esercizi Storici Tradizionali e Tipici Fiorentini, che comprende oltre settanta attività con la caratteristica di esistere da almeno cinquant’anni.

La bottega Filistrucchi è una realtà più unica che rara: oltre ad essere sopravvissuta a due terribili alluvioni vede la stessa famiglia da ben tre secoli impegnata nella medesima attività e nello stesso luogo. “Se non fossi nato di domenica mia madre avrebbe partorito in bottega!”, scherza Gherardo.



Quel profumo di carta.
Libreria Giorni,
Via de Martelli 35r

Poeti e pittori contemporanei hanno invece i loro punti di riferimento in altre due botteghe fiorentine: la libreria Giorni (Via de Martelli 35r), fondata nel 1937, con i suoi libri antichi, le edizioni introvabili, le stampe e le cartoline – un posto dove gli amanti del profumo della carta potrebbero passare ore – e la bottega dei Fratelli Rigacci (via Servi 71), che fornisce tele, pennelli, vernici e chi più ne ha più ne metta agli appassionati di belle arti.



Il progetto venne inizialmente concepito per aiutare gli orfani di guerra
a imparare una professione.
Scuola del Cuoio,
via San Giuseppe 5R

La lavorazione del cuoio – un altro importante fulcro della Firenze artigiana – tradizionalmente si concentrava in zona Santa Croce: questo tipo di attività necessitava di molta acqua e quella zona fin dal XIII secolo garantiva un facile accesso al fiume Arno. È qua che si trova la Scuola del Cuoio, nel complesso della Basilica di Santa Croce, all’interno del convento francescano (l’ingresso è da via San Giuseppe 5R). La scuola è nata nel 1950 dalla collaborazione tra i frati francescani e le famiglie Gori e Casini. Marcello Gori, artigiano sin dagli anni ’30, ne fu l’iniziatore, e il progetto della scuola venne inizialmente concepito per aiutare gli orfani di guerra a imparare una professione.




Oggi l’azienda di famiglia è portata avanti dalle figlie di Marcello, Laura, Barbara e Francesca, e dai nipoti, Tommaso, Filippo e Beatrice.



È proprio Beatrice Parri Gori a raccontarmi di più su questa realtà così particolare: “Offriamo corsi di pelletteria a studenti di tutto il mondo. Abbiamo americani, francesi, giapponesi, tantissimi coreani – i più determinati – che si formano in Italia e quando si sentono pronti tornano ad aprire la loro azienda nel loro Paese. In genere hanno tra i 20 e i 30 anni ma ne abbiamo anche di 50. Uno dei primi scrittoi che mio nonno realizzò insieme agli studenti fu destinato al Presidente Eisenhower e proprio grazie alle commissioni dell’esercito americano abbiamo iniziato ad essere conosciuti in tutto il mondo. Tutt’oggi l’80 % dei nostri clienti è americano e abbiamo uno showroom a New York.”

 

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A Cosimo de’ Medici non piaceva l’odore della carne al suo passaggio.
Così i macellai diventarono presto orafi.

C’è tanto da raccontare sulla storia della scuola, ma devo proseguire verso Ponte Vecchio, il trait d’union tra una sponda e l’altra dell’Arno. Il più famoso ponte fiorentino è il regno degli orafi, che un tempo erano macellai, o meglio “beccai”: questo fino alla costruzione del corridoio vasariano, quando Cosimo de’ Medici decise che l’odore di carne non era l’ideale per accompagnare i suoi spostamenti da Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti, e così fece trasformare le botteghe dei macellai in oreficerie.

«Una volta che l’oggetto realizzato col computer è finito difficilmente ci puoi mettere le mani senza sciuparlo.»
Casa artigiana dell’orafo,
vicolo Marzio 2

Prima di addentrarmi sul ponte, tra orde di turisti a caccia di selfie, prendo un attimo di respiro (e anche un po’ di fresco: Firenze d’estate sa essere molto calda), entrando nel minuscolo vicolo Marzio 2: qui si trova la Casa artigiana dell’orafo, una torre, parte di un ex convento messo a disposizione dalla Curia, che dal Dopoguerra ospita circa 25 laboratori di artigiani, orafi, incassatori, incisori e orologiai.

Fabio Panzani è uno di questi artigiani e fin da ragazzo lavora alla Casa dell’Orafo, realizzando gioielli rigorosamente a mano: “Oggi noi artigiani siamo dei panda in via di estinzione! – scherza, ma nemmeno troppo – Le nuove generazioni usano il computer, il CAD, le stampanti 3D, ma una volta che l’oggetto realizzato col computer è finito difficilmente ci puoi mettere le mani senza sciuparlo, mentre il prodotto artigianale può essere sempre perfezionato. In questo lavoro è in corso una fortissima selezione e quei pochi che rimarranno avranno molto da fare.”

Il mosaico fiorentino è il risultato della commistione di diversi tipi di marmi
e pietre dure, o piccoli gioielli.

Infine, eccoci a Oltrarno, dove sorgono i quartieri di Santo Spirito e San Frediano, ad alta densità di botteghe. Tanto antiquariato ma non solo: così se siete in cerca di un mobile o di un lampadario d’epoca l’Oltrarno saprà distrarvi e tentarvi con botteghe specializzate nel mosaico fiorentino, caratterizzato dalla commistione di diversi tipi di marmi e pietre dure, o piccoli gioielli da scoprire, come la Casa della Stampa (Sdrucciolo de’ Pitti 11/r), dove la signora Viviana e il figlio Lorenzo realizzano riproduzioni di stampe antiche dipinte a mano, autentiche meraviglie.

Siete avvertiti: da un giro per le botteghe di Firenze sarà difficile tornare a mani vuote.

Foto d’apertura e foto nel testo dall’archivio di Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella, della Scuola del Cuoio e dagli scatti della nostra Silvia Novelli.

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