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Il molleggiato

3 min per la lettura


Fronte bassa, un gran nasone e una griglia di denti. Occhi scuri di brace, spesso coperti dalle lenti di un occhiale. Un modo di camminare quasi trascinato e le smorfie che si rincorrono ogni volta che la sua voce si sgranchisce fra le guance. Quella di Adriano Celentano è una figura totale, un marchio italiano capace di affascinare tanto sul palco quanto al cinema, oppure in TV. Un uomo e un artista capace di stupire tutti, tranne sé stesso.

“Il tuo bacio è come un rock
che ti morde col suo swing.
È assai facile al knock-out
che ti fulmina sul ring.
Fa l’effetto di uno choc
e perciò canto così:
‘Oh-oh-oh-oh-oh-oh-oh
il tuo bacio è come un rock’”.

Adriano nasce il 6 gennaio del 1938. I genitori, entrambi foggiani, si sono trasferiti a Milano dopo aver trascorso qualche tempo in Piemonte. Lui cresce, acchiappa la licenza elementare e comincia a fare l’orologiaio, ma la musica la mastica sin da piccino.

Strimpella un poco anche la chitarra e la sua illuminazione arriva in un cinema. Siamo nel febbraio del 1957 e nel sale italiane è in programma Il seme della violenza di Richard Brooks.

A colpire l’immaginario del giovane Celentano non sono però le immagini, ma la musica. Per la prima volta, infatti, in un film riecheggiano le note del rock’n’roll. Al ragazzo della via Gluck bastano quelle, le parole si fa sempre in tempo a inventarle. Mette così insieme i primi gruppetti e comincia a esibirsi nei locali di Milano.

Accanto alla voce, che storpia le parole firmando un inglese che non esiste e che non sa, cresce la sua presenza scenica. Sul palco si ispira a Elvis Presley, si muove scimmiottando Jerry Lewis e mette in mostra le sue doti di ballerino. è nato il mito del molleggiato.

“Azzurro
Il pomeriggio è troppo azzurro
E lungo per me
Mi accorgo
Di non avere più risorse
Senza di te
E allora
Io quasi quasi prendo il treno
E vengo, vengo da te
Il treno dei desideri
Nei miei pensieri all’incontrario va”.

Sanremo, i duetti con Mina e con Claudia Mori sono solo una parentesi del talento di Celentano. Un talento di cui si accorge anche la macchina da presa, che ben presto se lo ruba. In poco più di 30 anni, Adriano mette insieme una filmografia di oltre 40 titoli e parecchi di questi sono costruiti sul suo personaggio.

Quattro, li dirige direttamente lui. Guascone, esagerato e sciupafemmine costruisce una maschera che per metà è Arlecchino, per l’altra James Bond. E gli italiani impazziscono.

Ne Il bisbetico domato flirta con una splendida Ornella Muti e colleziona una serie di gag rimaste iconiche. Quel suo volto un po’ caricaturale ha un gran fascino ed è accompagnato da un look che lo distingue da ogni altro personaggio.

Berretto blu o cappello a tesa larga, camicioni o magliette intime di cotone o lana colorata, pantaloni a vita alta e croce d’oro al collo. L’immagine di Celentano si ripete sempre uguale, sempre diversa in ogni pellicola, restituendo un’impressione di assoluta spontaneità.

“Il molleggiato” è così in ritmo con il suo tempo che persino Federico Fellini si lascia sedurre. Il regista riminese, infatti, sceglie proprio Adriano per un piccolo cameo ne La dolce vita (1960), eterno ritratto di un’Italia che non c’è più.

“Passano gli anni, ma 8 son lunghi
però quel ragazzo ne ha fatta di strada
ma non si scorda la sua prima casa
ora coi soldi lui può comperarla”.

Dal grande al piccolo schermo, l’animo ribelle di Adriano Celentano resta intatto ed entra senza chiedere permesso nelle case di milioni di italiani. I suoi programmi per la televisione diventano casi nazionali, occupano le colonne dei giornali e dividono.

Ma, soprattutto, intrattengono. Anche quando si trova a che fare con il tubo catodico, il protagonista di questa storia sa dettare la linea. Musica, ballo e monologhi viaggiano su binari che si incrociano in un modo di fare TV sino ad allora inedito. Porta sul palco la sua solita carica e una forte dose d’impegno civile.

Politica, religione, costume si mischiano in un cocktail spesso esplosivo, ma che piace tanto, anche all’estero. Lo one man show che mette in piedi con Francamente me ne infischio conquista La Rose d’Or de Montreux e ipnotizza oltre dieci milioni di spettatori a puntata.

Non altrettanto bene è andata con il recentissimo ‘Adrian’. Cullato da oltre dieci anni, nel 2019 vede infatti la luce un progetto di serie TV tanto ambizioso quanto disfunzionale. Pur animato dal seducente tratto di Milo Manara ed educato dalle musiche del premio Oscar Nicola Piovani, questo prodotto si rivela, infatti, un mezzo flop tanto per gli ascolti quanto per la critica.

Ma anche una bella scommessa che suggerisce che “il molleggiato” non ha ancora smesso di provare a stupire tutti. Magari, persino sé stesso.

Foto d’apertura e nel testo di Camera Press/Gino Begotti/Contrasto e di TMDB/LongTake

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