A Million Steps

A Million Steps
è il magazine online che racconta il mondo attorno a Velasca. Troverai consigli di stile e modi di vivere, lasciando voce alle diverse opinioni.
La nostra missione è dare spunti ai lettori, per renderti la vita un po’ più facile,
ogni giorno di più.

Il primo anno di A Million Steps: com’è andata

4 min per la lettura


“Come siamo andati?” È la domanda che vorrei fare a voi, lettori; ci avete visti crescere durante questo primo anno di vita, in cui, spero, vi siate goduti una serie di storie inaspettate. Vi abbiamo guidato nello stile italiano, attraverso le tante chicche che siamo riusciti a scovare sui nostri personaggi italiani ― dai grandi che hanno fatto la storia alle piccole realtà che esistono ancora oggi; e dei racconti nostalgici in bianco e nero.

L’ultima volta che mi sono ritrovato a parlarvi apertamente risale a un anno fa: stavamo lanciando la nostra rivista online A Million Steps. E, prima di iniziare a pubblicare storie, in redazione era importante raccontarvi chi c’era dietro questo nuovo magazine.

“Oggi, l’idea è svelarvi cos’è successo in questi trecentosessantacinque giorni online”.

Nella casella di posta mi arrivano spesso email spontanee di alcuni di voi ― sia dall’Italia sia da paesi che non pensavamo nemmeno di raggiungere ― che suggeriscono storie da pubblicare sul magazine.

Per una rivista così giovane, la partecipazione è motivante. Poi certo, non sempre riusciamo a soddisfare tutte le richieste che arrivano; ma il fatto che il lettore percepisca la nostra idea editoriale ― almeno un po’ ―, ci dà la carica per continuare a ricercare e scrivere sempre più storie.


Altre volte, invece, è successo che le email arrivassero per mettere in luce alcuni nostri errori, per segnalarci aneddoti raccontati non esattamente come andarono. Per casi come questi vale lo stesso discorso di cui sopra: ne siamo contenti perché significa che voi siete lì, ci seguite con attenzione e importa anche a voi fare un buon storytelling.

A proposito dello storytelling: lo scorso dicembre Velasca ― l’azienda da cui è nato il magazine ― ha vinto il primo premio di Best E-Commerce Storyteller in Italia. Parte del merito va a questa rivista (e ai suoi scrittori) che ha provato a raccontare un’idea d’italianità.

“Due delle nostre sezioni hanno cambiato il proprio nome ― sto parlando delle neo Interviste e Stile ― perché, seguendo l’idea di una scrittura contemporanea e diretta, c’è stata l’esigenza di essere sempre più chiari”.

La promessa di non assillarvi con le newsletter è stata mantenuta. Ne mandiamo una sola al mese ― di solito il sabato in mattinata, quando c’è più tempo per fermarsi e leggere un articolo lungo ― perché non siamo mai stati dei fan delle innumerevoli email che hanno come unico obiettivo quello di intasarci la posta.

E poi, abbiamo messo online anche il nostro profilo Instagram. Ci sembrava arrivato il momento di puntare sul social network più visivo di tutti. Il buon gusto italiano si racconta tanto con le fotografie.

La riunione creativa del lunedì mattina non riusciamo a farla sempre. Spesso le cose si accavallano, le priorità cambiano e i colleghi corrono. Però, di tanto in tanto, l’azienda e il magazine si riuniscono per parlare di come stanno andando le cose e delle novità da trattare nei mesi successivi.

Il confronto con la direzione artistica resta, invece, quasi quotidiano. Come teniamo alle parole, tanto ci interessano la forma e le scelte di stile.

“Dietro le nostre scrivanie c’è un canestrino: ci sfidiamo in pausa pranzo e chi non segna lava i piatti”.

Molti di noi giocavano a basket: alcuni hanno perfino giocato nella stessa squadra o si sono affrontati con le rispettive squadre da piccoli. In redazione è ormai diventata una regola e motivo di sfida quotidiana: chi segna è salvo dal lavare i piatti.

Chi se la sente può partecipare anche senza aver pranzato in ufficio. Battere gli altri senza aver sporcato i piatti diventa motivo di beffa. Dopo due air ball ― quando la palla non tocca neanche il ferro del canestro ― al giorno, però, si è costretti a lavare.

Ora, tornando alla domanda iniziale, “come siamo andati” non possiamo dircelo da soli. Quello che possiamo dire è che il primo anno di prova ci è piaciuto parecchio e andremo avanti a raccontare storie.

Lo chiedo quindi direttamente a voi: ci raccontate in maniera onesta cosa ne pensate di questa rivista, e cosa fareste per migliorarla? Inviate tutti i vostri commenti a magazine@velasca.com.

Foto del nostro Ludovico Bertè

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