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La leggenda di Alberto Tomba

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Per capire la portata della figura di Alberto basta pensare che il suo nome è conosciuto da tutti. Anche oggi, a vent’anni dal ritiro. Una popolarità non comune per atleti di sport olimpici, anche tra quelli molto vincenti.

Appassionati, sciatori professionisti, sciatori del week end, persone senza alcuna relazione con lo sport o lo sci: tutti sanno chi è Tomba, tutti lo hanno sentito, tutti sanno che è stato uno sciatore. Nello specifico, il miglior italiano, soprattutto considerando oltre alle vittorie impatto mediatico e carisma, e uno dei più grandi di tutti i tempi.

“Eppure Tomba non sembrava dover avere nulla a che fare con lo sci”.

Nasce infatti nel 1966 in provincia di Bologna, a San Lazzaro di Savena, un paese collinare. Ma il talento quando deve sbocciare trova sempre la sua strada, e così il giovane Alberto impara a sciare sugli Appennini sotto la guida di Roberto Siorpaes, che lo seguirà fino alla maggiore età facendolo crescere a Cortina D’Ampezzo. Da maggiorenne passerà quindi nei Carabinieri.

Già a diciassette anni Tomba inizia la sua carriera agonistica. Nel 1983 partecipa in Svezia alla Coppa Europa con la squadra C2 della selezione nazionale. Nel 1984 viene promosso nella C1 e disputa i Mondiali juniores, arrivando quarto nello slalom speciale, un risultato che vale la promozione nella squadra B.

Sono i primi passi di una crescita che diventa subito esplosiva: nel dicembre dello stesso anno Tomba partecipa al Parallelo di Natale, una gara dimostrativa disputata sulla collinetta di San Siro, a Milano.

Il futuro campione a sorpresa vince, mettendosi alle spalle gli atleti della squadra A. Un’impresa che vale la prima pagina della Gazzetta dello Sport, col titolo:

“Un azzurro della B beffa i grandi del Parallelo”.

Il suo stile si dimostrò da subito innovativo, esempio di una nuova scuola. Meno elegante e slanciato, più aggressivo sulle traiettorie, potente ed energico. In questi anni il suo talento venne notato da Gustav Thoeni, leggenda italiana dello sci:

“Lo vidi al Tonale. Era nella squadra C e faceva da apripista alla A”. Uscì due volte, ma andava a manetta. Chiesi a Pietrogiovanna: “Chi è?” E Tino: “Lascia stare, è di Bologna ed è un figlio di papà”. Per fortuna non gli ho dato retta”.

Nel 1985, dopo la promozione in squadra A e tre gare vinte in Coppa Europa, Tomba fa il suo esordio in Coppa del Mondo, arrivando sesto nello slalom speciale e dando il via a una carriera lunga tredici anni.


L’anno successivo trova il primo podio con un secondo posto e nel 1987 la sua prima medaglia, un bronzo ai Mondiali nello slalom gigante. Il 27 novembre arriva la prima vittoria al Sestriere nello slalom speciale.

Qui abbiamo anche la prima dimostrazione di personalità: sul podio Tomba annuncia la sua vittoria anche nella gara di slalom gigante. Due giorni dopo, sempre al Sestriere, puntualmente vince per di più arrivando davanti a Ingemar Stenmark, considerato il più grande sciatore di tutti i tempi e idolo del bolognese.

“Tomba taglia il traguardo festeggiando già la vittoria col braccio alzato”.

Una stagione trionfale con nove vittorie in cui arriva secondo in Coppa del Mondo, vincendo in compenso le due coppe di specialità dello slalom, impresa che lo mette definitivamente sulla mappa dei grandi. Briciole rispetto a ciò che sta per accadere.

“La sua consacrazione infatti arriverà nelle Olimpiadi del 1988. A Calgary il 25 febbraio parte nello slalom gigante col pettorale numero uno. Un numero che si rivelerà profetico”.

La performance di Tomba è attesa, ma il campione va oltre le aspettative: domina la prima manche dando al secondo un distacco di 1 secondo e 14 centesimi. A quel punto gestisce nella manche successiva, portando a casa il suo primo oro.

Due giorni dopo è il momento dello slalom speciale. L’andamento di Tomba è opposto: prima manche in sofferenza, che chiude terzo, e rimonta nella seconda che gli permette di arrivare all’oro grazie a 6 centesimi di vantaggio.

Per seguire Tomba in queste Olimpiadi gli italiani arrivano persino a bloccare il Festival di Sanremo. La kermesse musicale infatti si svolgeva nello stesso giorno della seconda gara, creando una sovrapposizione scomoda per il pubblico che già aveva avuto un saggio delle qualità di Tomba e sognava un altro oro.

Durante la prima manche l’organizzazione del Festival mise un giornalista in collegamento con Calgary per avere aggiornamenti, ma gli spettatori presenti chiesero la sospensione dell’evento pur di seguire le imprese dello sciatore in diretta. Durante la seconda manche i presentatori si arresero e diedero la linea al Canada.

“Questa grande estate è cominciata alle Hawaii dopo le Olimpiadi di Calgary, in febbraio, quando gli americani si sono accorti di me. Ero la Bomba”.

Nelle stagioni successive però Tomba farà fatica a mantenere questo altissimo livello, frenato anche dagli infortuni, trovando risultati deludenti se sei La Bomba. Nel 1992 ai Giochi olimpici invernali dove è portabandiera dell’Italia però non può fallire.

E da campione non fallisce, vincendo il suo terzo oro nello slalom gigante e rimontando dal sesto posto fino all’argento nello speciale.

L’ultima grande stagione agonistica della Bomba sarà il 1994-1995. Tomba, dopo un inseguimento lungo dodici anni, riesce finalmente a vincere la sua prima Coppa del Mondo con una marcia trionfale di undici vittorie, vale a dire tutte tranne le due in Giappone, di cui sette consecutive nello slalom speciale, insieme alle due coppe di specialità.

Un trionfo che in Italia non si vedeva da vent’anni, quando vinse il suo allenatore Thoeni per un ideale passaggio di testimone. Il 18 marzo 1995 a Bormio sono in quarantamila, e alla premiazione si vede una valanga umana.

“È dura riuscire a vincere la Coppa perché non faccio le discese (la mamma non vuole) e per vincere la coppa occorrono molti punti”.

Diceva lo stesso Tomba nel 1987. Missione compiuta. Farebbero parte di questa stagione anche i Mondiali in Sierra Nevada, che però vengono spostati al 1996 per mancanza di neve con grande disappunto del campione, in grande condizione.

Non basta il rinvio per rallentarlo: Tomba vince due ori, con l’ennesima rimonta, e completa così il suo palmares con le uniche medaglie che gli mancavano.

Continua a sciare fino al 1998, anno in cui chiude la carriera a 32 anni. Sarebbe ancora giovane. Del resto già nel 1986 sembrava avere le idee chiare sulla sua carriera:

“Non ho mai sopportato la monotonia. In fondo se d’inverno faccio sacrifici, poi in aprile e maggio, quando è finita l’attività posso sfogarmi. Ho voglia di fare qualcosa di diverso, di speciale. Voglio fare qualcosa da poter raccontare un giorno ai miei figli. Fino a 28-30 anni posso continuare su questa strada, vivendo emozioni ed esperienze che non tutti possono fare”.

Nella sua ultima stagione ottiene altri tre podi in Coppa del Mondo, portando il totale a 88, sesto posto all time, di cui 50 vittorie, quarto di tutti i tempi. Risultati ottenuti contro avversari di alto livello, in ogni momento della carriera.

È l’unico sciatore ad aver ottenuto almeno una vittoria in Coppa del Mondo per dodici anni consecutivi ed è stato votato come atleta del secolo tra i vincitori di ori olimpici in occasione del centenario del Coni nel 2014.

Foto in apertura di PERRUCCI/RCS/Contrasto e nel testo di EDO/RCS/Contrasto

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