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La leggenda di Gianluca Vialli

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Il nome di Gianluca Vialli non è uno di quelli banali, soprattutto parlando della sua carriera da calciatore. Parliamo di un ex centravanti che ha scritto la storia del calcio italiano, tra i principali protagonisti di un decennio che lo ha visto vincere tutto a livello di club. La sua carriera non si può certo definire piatta: Vialli ha accettato sfide, cambiamenti, ruoli nuovi e ha saputo interpretare tutto sempre con piglio e charme unici.

“Quando io ero ragazzo, non c’erano la Playstation, i social network e la televisione aveva solo due canali. Giocare a calcio era necessario e rappresentava, almeno per i maschi, il modo migliore per occupare il tempo dopo la scuola”.

Le radici di Vialli affondano in un’epoca che ormai sembra lontana un’era geologica, eppure parliamo di un giocatore nato nel 1964 a Cremona. Erano i famosi tempi in cui i ragazzini crescevano ancora giocando per strada senza tregua, sviluppando istinti unici.

La sua però non è la classica storia del povero che aveva solo il pallone come modo per cambiare vita. Al giovane futuro campione non mancava niente, solo aveva una passione irrefrenabile che gli bruciava dentro. Una cosa non gli è mai mancata: l’impegno. Una costante voglia di lavorare e migliorarsi.

“D’estate giocavo in campagna nella casa che avevamo fuori Cremona. D’inverno ingaggiavamo furiose battaglie sul porfido del cortile. Poi anch’io ho avuto a che fare con l’oratorio. Dicevano: ‘Vieni, vieni, fai il catechismo, diventi un buon cristiano e ti facciamo giocare a calcio’. È stato lì che ho cominciato a vedere delle vere porte e degli spazi delimitati”.

Nelle infinite partite tra città e campagna viene notato da Franco Cristiani, che si occupa delle giovanili del Pizzighettone. Un’avventura di appena cinque presenze. Poi arriva la Cremonese. E da lì tutto ha inizio.

L’esordio tra i professionisti arriva a sedici anni, in C1. In B diventa titolare dalla stagione 1981-1982. La sua crescita da talento a calciatore è curata da Mondonico, che per lui stravede.

“Ero allenato da Mondonico. Che da poco aveva smesso di giocare. Per me era un idolo quando giocava. Andavo a vederlo allo stadio assieme a mio fratello. Era forte il ‘Mondo’, con i suoi dribbling”.

In due anni riesce a regalare alla squadra della sua città la promozione in A, per poi spiccare il volo in altri lidi. In particolare alla Sampdoria, che punta forte su di lui. Ma attenzione: su Vialli c’era già la Juventus, che rimanderà l’acquisto per perplessità sul prezzo. Del resto il ragazzo era ancora un diamante grezzo.

“Vialli è una forza della natura, ma soprattutto una persona vigorosa sotto tutti i punti di vista. A livello psicologico era uno straordinario motivatore, ed è stato sostenuto nelle sue scelte dalla famiglia. Sapevano che sarebbe diventato un campione, ma hanno voluto che prendesse un diploma, che diventasse un uomo prima ancora che un calciatore”.

La Sampdoria sarà la prima, grande pagina del Vialli giocatore, centravanti e leader. Nel 1984-1985 esordisce in A, per uno scherzo del destino proprio contro la “sua” Cremonese.

Per i blucerchiati è un’epoca d’oro: nasce un gruppo unico, che si cementa anno dopo anno attorno alle figure dei due attaccanti Vialli, appunto, e Mancini e porta la squadra ai vertici della Serie A. Il primo titolo arriva subito: a fine anno vince la Coppa Italia contro il Milan, segnando sei reti nella competizione.

Il Vialli di Genova non è il giocatore che si ricorda chi lo ha conosciuto alla Juve. Innanzitutto, ha una folta chioma di capelli ricci. Poi, è un centravanti mobile, da contropiede, veloce e sempre pronto a scattare.

Ci mette un po’ a diventare efficace sotto porta, ma alla squadra serve per il suo lavoro costante. E soprattutto per la sua leadership, in campo quanto fuori. Nel 1986 alla Samp arriva come allenatore Vujadin Boskov e da quel momento il concetto di famiglia sarà sempre più legato a quest’epoca blucerchiata. Di lui Vialli ha detto:

“Per me una via di mezzo tra un padre e un amico. Quando vedeva che ero giù di morale, che vivevo momenti difficili, mi faceva andare a casa sua. Sua moglie mi preparava il tè coi pasticcini. Quando uscivo da quell’appartamento mi sembrava di volare”.

Poi cultura del lavoro, impegno, dedizione, gruppo. Tutti concetti che in Vialli si imprimono a fuoco, e rendono gli anni a Genova indimenticabili. In 8 stagioni mette insieme 141 gol e 6 trofei. Negli anni gli arriveranno offerte da Milan, Napoli, si dice anche Real Madrid, ma l’idea di vincere con la sua famiglia lo spinge sempre a rimanere alla Samp. Il punto di arrivo del percorso è lo scudetto 1990-1991, un evento storico cui l’anno successivo fa seguito la finale di Coppa dei Campioni contro il Barcellona.

La sconfitta per 1-0 ai supplementari segna la fine dell’epopea Samp. Nel 1992 il presidente Mantovani, che per lui è come un padre, decide di venderlo alla Juventus per ricostruire la squadra. Un trasferimento record, ai tempi il più oneroso di sempre. E stavolta lui dice sì.


In bianconero inizierà la seconda parte della carriera di Vialli. Il giocatore si stava già trasformando in una punta più fisica, più pesante, più d’area. E più goleador, come dimostrano le 19 reti dell’anno dello scudetto. È questo il giocatore di cui ci si ricorda nella mente collettiva, quello più fisicato e con la testa pelata. Ma i primi due anni alla Juventus saranno duri.

Abituato a essere leader nella squadra di Trapattoni si trova indietro, invischiato nelle retrovie, a convivere con Baggio e Ravanelli. Non trova la giusta intesa coi compagni, ha qualche problema fisico di troppo e gli viene chiesto molto lavoro sporco, da gregario, che gli toglie lucidità e gol. Infatti in due anni va a segno 17 volte. Però vince ancora, stavolta una Coppa UEFA.

Ma poi tutto cambia. I due anni successivi sono quelli che lo portano a imporsi come leader e fulcro dell’attacco. Di nuovo, come alla Samp. Il merito va a Marcello Lippi, che varerà uno storico tridente con Del Piero, lui e Ravanelli.

“Non potrò mai dimenticare Lippi. Io volevo andar via dalla Juve e tornare alla Samp. Nei due anni in bianconero avevo accumulato tante frustrazioni. II primo anno avevo corso per tutti, per quattro, senza che mi fosse riconosciuto. Il secondo avevo avuto una doppia frattura del piede. Marcello mi chiese se ero matto a gettare la spugna e che contava su di me per impostare la sua nuova Juve. Ebbe ragione”.

Con Lippi arrivano altri 36 gol e altri 4 trofei, tra cui lo scudetto 1994-1995 e la Champions League 1995-1996. Nel 1995 vince il premio World Player of the Year assegnato dalla rivista World Soccer Magazine.

Vialli ha avuto la fortuna di vivere in pratica due carriere, una alla Sampdoria e una alla Juventus. Considerato che nella prima ha vinto uno scudetto e disputato una finale di Coppa Campioni e nella seconda vinto una Champions League, basterebbe la metà di quanto fatto per inserirlo tra i migliori calciatori italiani nella storia.

Coi suoi titoli è uno dei 9 giocatori nella storia ad aver vinto tutte e tre le principali competizioni UEFA per club ― Champions League/Coppa dei Campioni, Coppa UEFA e Coppa delle Coppe ―, l’unico attaccante.

Per non lasciare dubbi, le ha fatte entrambe. Gianni Agnelli dopo aver accostato Del Piero al pittore Pinturicchio dirà di Vialli:

“Lui è il Michelangelo della Cappella Sistina. Lo scultore che sa trasformarsi in pittore”.

Foto d’apertura e nel testo di Bettolini Perrucci/Contrasto e illustrazione di Gianluca Vialli che esulta di Giacomo Lei

References

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