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La leggenda di Dino Meneghin

2 min per la lettura


Fare sport in Italia negli anni ’60 voleva dire o giocare a calcio o dedicarsi all’atletica leggera oppure, mettersi su un sellino cercando di imitare le gesta di Coppi e Bartali.

È questo il motivo per cui quel tredicenne di Alano di Piave, di un paio di spanne più alto dei suoi coetanei, non sapeva nemmeno cosa fosse la pallacanestro quando fu notato da Nico Messina, responsabile delle giovanili dell’Ignis Varese, mentre auspicava per il suo futuro sportivo, a detta sua, una fulgida carriera a livello nazionale e internazionale come discobolo.

Da che fu notato al momento in cui esordì in prima squadra passarono solo tre anni, tanto fu l’impatto che ebbe sulla pallacanestro dell’epoca. Dal 1966 e per 28 stagioni consecutive, il Campionato di A1 ebbe come suo protagonista Dino Meneghin.

Sarebbe quasi superfluo cercare di descrivere il giocatore che è stato SuperDino (e sì, non si era in un’epoca molto fantasiosa per i soprannomi), perché Meneghin Sr. è stato semplicemente il giocatore italiano più forte di tutti i tempi.

“Si è mai visto in altri sport?
Certo, nell’atletica: ero bravo nel disco.
Non esagero: sarei diventato un nuovo Consolini”.

Un pivot a trecentosessanta gradi le cui doti preponderanti erano, paradossalmente, quelle che esulavano da un comunque eccezionale bagaglio tecnico. Era un lottatore, duro, cattivo, arcigno ma sempre leale, un giocatore che metteva le sue doti al servizio della squadra sempre e comunque, un vincitore nato che in nome della vittoria e della squadra sacrificava tutto sé stesso.

È stato, inoltre, un esempio rarissimo di longevità sportiva, uno di quegli atleti, in anticipo di qualche decennio sugli altri, che conosceva a menadito il proprio corpo e che fu in grado di modificare il proprio gioco proprio per poter sì durare di più, ma anche e soprattutto per il bene della squadra.


Il palmares di Dino Meneghin è un monolito dove vi è inciso tutto quel che potrebbe desiderare vincere un atleta. Ha vinto, anche qui, semplicemente, tutto e più di tutti.

Nel 1970, quando lo sport USA era ancora una chimera quasi sconosciuta, fu il primo giocatore europeo selezionato da una franchigia NBA (gli Atlanta Hawks) anche se in America, Meneghin non ci giocò mai.

Sempre però dagli USA arriverà l’ultimo – cronologicamente parlando – dei suoi traguardi; nel 2003, introdotto da un memorabile discorso del suo compagno di squadra Bob McAdoo, Dino Meneghin fu il primo giocatore italiano inserito nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame, in poche e affrettate parole, l’Olimpo della pallacanestro.

Ed è lì che Dino Meneghin merita di stare, nell’Olimpo, insieme ai più grandi, insieme a quelli Grandi come lui.

Foto di EDO GREM/RCS/Contrasto e PERRUCCI/RCS/Contrasto

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