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La nostra estate italiana. Lato B

7 min per la lettura


Dopo aver ballato sulle note dei tormentoni estivi anni ‘60 e ‘70 nel lato A del nastro, tuffiamoci nel passato degli anni ’80 e ’90 con le hit che hanno colorato di dance e pop la storia della musica italiana.
Pronti a premere play sul lato B?

Vamos agli anni ‘80

«Splendido splendente
L’ha scritto anche il giornale
Io ci credo ciecamente
Anestetico d’effetto
E avrai la faccia nuova
Grazie a un bisturi perfetto
Invitante, tagliente
Splendido splendente»

Estate, 1979, il singolo Splendido Splendente apre le porte del pop a Donatella Rettore e alla sua trilogia magica (Kobra e Donatella): un ritmo trascinante e una base musicale realizzata da Tullio De Piscopo e arrangiata da Pinuccio Pirazzoli sono gli ingredienti principali del pezzo che tratta, in tempi non sospetti, un tema molto attuale, quello della chirurgia estetica.

L’ironia della Rettore, che di lì a pochi anni si ritoccherà le labbra, esplode anche l’anno successivo con il suo Kobra, considerata ai tempi scandalosa per il suo testo ricco di allusioni sessuali, tanto che al lancio fu censurato l’ultimo verso “Quando amo”, che verrà poi ripristinato nelle incisioni successive. Nonostante il tabù sul contenuto, il pezzo vinse il Festivalbar ‘80 nella sezione donne.




Non per metafore, ma di una vera e propria storia della ballerina cubana Zazà parla Maracaibo di Lu Colombo (1981): famosa per essere tra le colonne sonore di vari Vacanze di Natale, la canzone è in realtà una ballata triste al pari di una Marinella di De Andrè, solo che il ritmo dance e la voce allegra di Lu non la fanno apparire come tale: Zazà è infatti una danzatrice sotto copertura, invischiata nel traffico d’armi e amante di Fidel Castro (il nome venne cambiato in “Miguel” su pressione dei discografici).

Quando “Miguel non c’era, era in Cordigliera da mattina a sera”, Zazà si consolava con Pedro, ma al ritorno di Miguel, saputa la tresca con un altro “la vide, impallidì: il cuore suo tremò, quattro colpi di pistola le sparò”, così Zazà è costretta a fuggire per mare. Si parla di “mare forza nove”, di un “albero spezzato”, una tempesta probabilmente, durante la quale un pescecane la morde “una zanna bianca, come la luna”. Nonostante tutto la ragazza sopravvive e si costruisce una seconda vita aprendo “una casa di piacere per stranieri”: come maitresse, a causa dei vari eccessi di “rum e cocaina”, Zazà arriva a pesare 130 chili, portando le cicatrici “nella pelle bruna, una zanna bianca, come la luna” del suo passato.


Non solo dance, gli anni ’80 sono un mix colorato di sonorità allegre, che nel testo di Battiato e interpretato da Giuny Russo trovano la loro massima esplosione nella Summer ’82 di:

«Un’estate al mare
Voglia di remare
Fare il bagno al largo
Per vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni»

Uscita nel mese di agosto, la canzone rimase nella top 10 delle classifiche italiane fino a novembre, quando di estivo non c’era più nulla. Forse non tutti sanno che di Un’estate al mare esiste anche una versione spagnola cantata da Paloma San Basilio: Unas vacaciones fu proposto alla stessa Giuni Russo, che lo aveva rifiutato poiché la traduzione stravolgeva completamente il testo originale.

 

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Sulla stessa onda e stile anche l’estate dell’83 con il Gruppo Italiano e la loro Tropicana. Scoperti l’anno precedente da Mara Maionchi, i 5 componenti della band Patrizia Di Malta, Raffaella Riva, Gigi Folino, Roberto Bozo Del Bo e Chicco Santulli decisero di formarsi di ritorno da un viaggio a Los Angeles. Arrivati sulla scena musicale con il nome di “La randa”, dopo la conoscenza con Mogol cambiano nome ed esplodendo nella stessa estate di Vamos a la Playa dei Righeira.

Di inizio estate e dei giorni pesanti degli esami della maturità parla la poetica Notte prima degli esami di Antonello Venditti (1984): i “quattro ragazzi con la chitarra” citati all’inizio del brano sono i compagni di band di Venditti, Lo Cascio, De Gregori e Bassignano che all’epoca cantavano insieme al Folkstudio di Roma. Un altro quadro però illumina la scena, quello di due ragazzi che si incontrano la notte prima della maturità per fare l’amore: in una Roma abbagliata dalla sua vita notturna tra “suoni di sirene, ambulanze e polizia” e mamme e i papà con neonati “col biberon in mano”, si consuma con romanticismo la notte d’amore tra Claudia e il ragazzo che chiede di:

«non fermare ti prego,
le mie mani,
sulle tue cosce tese,
chiuse come le chiese
quando ti vuoi confessare»

Un amore sincero, tenero, adolescenziale e vero, quello raccontato da Venditti, che di lì a poco avrebbe sofferto l’abbandono della sua amata, cantando Ci vorrebbe un amico, dopo la delusione d’amore avuta.

Gli anni ’90 sotto questo sole (ai mondiali) tra Nord, Sud, Ovest, Est

L’inizio del decennio è segnato in Italia da un evento totalizzate: i mondiali di calcio. Per l’occasione il duo Bennato e Nannini viene ingaggiato da Giorgio Moroder per far uscire quello che sarà l’inno pop dell’estate – e non solo di quella del 1990.

 

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«Notti magiche, inseguendo un goal,
sotto il cielo di un’estate italiana,
e negli occhi tuoi voglia di vincere,
un’estate, un’avventura in più»

Ma sulla scena italiana si vanno affermando anche nuovi artisti esordienti che vedono negli 883 e Ligabue, due esponenti significativi nell hit estive.

Iconica hit del 1993 Nord sud ovest est, sbaragliò ogni classifica quell’anno: l’album in cui fu pubblicata è stato il più venduto, le vhs – sì, c’erano ancora – le più vendute, 14 settimane in vetta alle classifiche, la canzone vincitrice del Festivalbar. Un tutto esaurito un pezzo che ha fatto la storia di una generazione in viaggio.


La canzone infatti descrive il percorso del protagonista in cerca della sua amata, in un’ambientazione western dai suoni e ritmi sudamericani. Volendola vedere come una metafora, il pezzo parla della ricerca del senso della vita e del ritrovare se stessi senza sapere quale sia la meta.

 

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«Certe notti la macchina è calda
E dove ti porta lo decide lei
Certe notti la strada non conta
E quello che conta è sentire che va»

Sempre di un viaggio, on the road e di notte, canta Luciano Ligabue nelle sue Certe notti nel 1995: una ballad rock, che tra auto con gli amici e gli stop al Bar Mario, ha fatto la storia della musica italiana dell’ultimo 20ennio.




Insieme a Ligabue, si afferma sulla scena cantautoriale della musica italiana anche Alex Britti, con la sua Mi Piaci (1999). Un pezzo ever green che racconta, nonostante le incompatibilità e i dissapori, come l’amore possa far star insieme una coppia, sempre e comunque. Lanciato nel mondo musicale l’estate precedente con Solo una volta o tutta la vita e partecipando poi al Festival Di Sanremo nella sezione Nuove Proposte con Oggi sono io, Britti e i tormentoni estivi diventeranno un denominatore comune anche nel 2000 con La Vasca e Una su un milione.

“E’ passato tanto tempo ma tutto è talmente nitido, così chiaro e limpido che sembra ieri…” cantava Raf, eppure sono già trascorsi 20 anni dall’uscita di quelle canzoni che hanno fatto l’estate della nostra infanzia e adolescenza.

Bene, se ancora non lo hai fatto, premi “Play” per rivivere quei momenti sulla nostra playlist di Spotify. C’è solo un’avvertenza: impossibile non cantare.

Foto d’apertura si Rossella Eller/A3/contrasto e foto nel testo di Archivio/A3/contrasto e Guido Harari/Contrasto

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