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La nostra estate italiana. Lato A

8 min per la lettura


Estate sta a tormentone come sole sta a lettino e ombrellone: da canticchiare sulla spiaggia, da ballare al chiringuito del lido, la tradizione musicale del nostro Paese vede i successi estivi dei decenni passati spopolare ancora oggi.

Italianità è anche musica e non poteva mancare. Eccoci fare un salto nel passato rendendo unici i momenti di un’estate senza tempo.

Ti raccontiamo le hits degli anni del bon ton e delle rivoluzioni. Ora metti le cuffie e ascolta su Spotify la musica più bella dell’estate anni ’60 e ’70, vissuti dai nostri nonni e i nostri genitori.

E mentre leggi, torni indietro nel tempo.

Sapore di… anni ’60

«Tin, tin, tin, raggi di luna
tin, tin, tin, baciano te.
Al mondo nessuna
È candida come te!»

Era l’estate del 1959 quando Mina ascolta per la prima volta in vacanza a Ischia la canzone che esploderà l’anno successivo: Tintarella di luna. Scritta da Franco Migliacci, composta da Bruno De Filippi e arrangiata da Tony De Vita, racconta una controtendenza della moda del tempo: era infatti dagli anni ’20 – con il trend lanciato dalla stilista Coco Chanel di ritorno dalla Costa Azzurra abbronzata – che avere un colore dorato della pelle era sinonimo di benessere. La protagonista della canzone di Mina ha invece una carnagione lattea e candida, vive di notte come i gatti e alla spiaggia assolata preferisce i tetti e la luna. Forse non sapete che… esiste anche una versione in francese, cantata sempre da Mina.

Di tutt’altra tendenza il tormentone del ’63 di Edoardo Vianello, Abbronzatissima: il cantante, forte del successo dell’anno precedente Guarda come dondolo, già lato B di Con le pinne, il fucile e gli occhiali, ne scrisse la musica, riarrangiata poi da Ennio Morricone. Il compositore, che qualche anno dopo avrebbe incontrato Sergio Leone diventando l’icona delle colonne musicali dei western, aveva iniziato la sua carriera scrivendo però pezzi per commedie e proprio con Abbronzatissima riesce ad avere una visibilità che lo porta a conoscere anche Gino Paoli, con cui collabora per l’arrangiamento di Sapore di sale, edita nello stesso anno.

 

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Presentata al Cantagiro 63, Sapore di sale nacque a Capo d’Orlando in Sicilia su una spiaggia di una casa deserta. Gino Paoli si trovava in zona per dei concerti in un locale, ma su invito dei baroni Milio, proprietari della villa della canzone, rimase loro ospite. L’autore descrive così il pezzo: “un flash, un lampo di luce, uno stacco dalla realtà come dovrebbe essere una vacanza, che significa un allontanamento temporaneo dalle abitudini consolidate”. Ma proprio mentre Sapore di sale scalava le classifiche dei dischi più venduti, nel luglio 1963 Paoli tentava il suicidio, sparandosi al cuore e rimanendo fortunatamente illeso.


Le ballad melanconiche sulla stessa scia di questo successo spopolano negli anni seguenti con la lasciva Una rotonda sul mare di Fred Bongusto (1964) e Ho scritto t’amo sulla sabbia del 1968 (Franco IV e Franco I): riguardo alla prima, un’affermazione di Franco Migliacci, autore del pezzo, ha rivelato che la “rotonda” del pezzo non era quella di Termoli, come si credeva essendo Bongusto di Campobasso: era invece sul lago Trasimeno, in provincia di Perugia, nello specifico quella dell’Hotel Lido a Passignano.

 

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Con Ho scritto t’amo sulla sabbia, Franco IV e Franco I si aggiudicarono nell’estate del ’68 il 3° posto di Un disco per l’estate, eppure il grande successo di quell’anno fu Azzurro di Adriano Celentano.

«E allora
Io quasi quasi prendo il treno
E vengo, vengo da te
Il treno dei desideri
Nei miei pensieri all’incontrario va.»

Scritta da Vito Pallavicini e Paolo Conte, vede la sua luce ai bagni Elios di Finale Ligure. Questa “marcetta” diventata oggi così orecchiabile, al primo ascolto lasciò spiazzati i più: non era un rock, non un lento, non una ballata, non un liscio, fu registrata da Celentano prima delle riprese del film Serafino che sarebbero durate tutta l’estate, escludendolo quindi dalle serate de Un Disco per l’Estate e Cantagiro.

Nonostante la mancanza di promozione, il 15 giugno del ‘68 il disco entrò in classifica, restandoci tutta l’estate e diventando un grande successo non solo in Italia ma anche all’estero, venne incisa in francese, tedesco, spagnolo, inglese e anche in ebraico.



Anni ’70 dal “cielo sempre più blu”

Spesso ricordati come gli anni di piombo, a livello musicale quello del 1970-79 è un decennio pieno di amore in tutte le sue forme: romantico, irrequieto o spensierato, siamo anche in un momento in cui la tradizione italiana raggiunge il suo apice con il cantautorato.

Mentre Modugno chiudeva languidamente la sua carriera musicale con La Lontananza raccontando i drammi dell’amore a distanza, nel 1973 si affermava Patty Pravo con la sua Pazza Idea. Si parla sempre di un amore lontano, ma in questo caso non più corrisposto: ecco che lei si abbandona nelle braccia di un altro, pensando ancora al lui precedente.

«E tu
E noi
E lei
Fra noi
Vorrei
Non so
Che lei, o no
Le mani
Le sue
Pensiero stupendo.»

Di donne abbandonate e ancora innamorate il canzoniere italiano ne è pieno, ma la Nilla Pizzi di Grazie dei fiori mai si sarebbe sognata di “far l’amore con un altro per sentirsi ancora accanto a lui”. La Pravo invece usa il fantasma dell’ex per trarre piacere dal rapporto con un altro. Da lì a pochi anni l’amore a tre non sarà più immaginato ma reale con Pensiero stupendo e le mani, le sue… e lei ancora tra noi.




Di mani, non vere, ma figurate, si parla invece nel successo di Cocciante A mano a mano, ripreso poi nella versione di Rino Gaetano, in una delle sue interpretazioni live più riuscite forse proprio a causa della presenza in platea della sua ex fidanzata che fece scaturire nel cantautore un impeto improvviso e straziante nel ricordo dell’amore che fu.

Ma Gaetano diede il suo meglio anni prima, quando nell’estate del 1975 lanciò la hit Ma il cielo è sempre più blu. Basata su parallelismi che esprimono le contraddizioni della società, nonostante tutte le disuguaglianze il cielo blu è sempre lo stesso per tutti. Non tutti sanno che: la canzone fu inizialmente censurata nei versi “Chi tira la bomba/chi nasconde la mano”, visti gli anni di terrorismo e “chi canta Baglioni/chi rompe i coglioni”, un po’ troppo forte per l’epoca, nonostante il successo clamoroso di E tu.

«Tutta la notte sei bella
Non ti fermare ma balla,
Fino a che
Non finiranno le stelle
L’alba dissolva il tramonto
Io non completi il mio canto
E canto te.»

Sul finire del decennio, spazio invece a spensieratezza e a melodie delle ballad di due Umberti: Tozzi con Gloria e Balsamo con Balla. Tozzi gioca con il nome proprio di donna ma anche il sostantivo femminile, facendo diventare la sua canzone una hit europea interpretata in tedesco, francese e spagnolo. Curioso che negli anni ’80 la London Symphony Orchestra conceda a Gloria una trasposizione sinfonica di grande effetto, ampliandone la conoscenza anche oltremanica.

 

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Balla viene associata invece all’estate più per la sua cover che per il ritmo o il testo. La sfinge del disco fissa il Sole in una posa in cui sembra reggere gli occhiali come un cannocchiale: eppure è eterea e pallida… sarà forse una luna quella riflessa nelle lenti? Si parla infatti di stelle, luna e tramonti, eppure “gambe eleganti” ballano a ritmo di tarantella forse sulla sabbia o su di un prato.

In un’intervista il cantante racconta che dovette lottare per inciderla, persino il presidente della sua casa discografica cercò di dissuaderlo. In un live a Napoli provò ad accennarla e fu subito un trionfo: i ragazzi scatenati che quasi cadevano dalle gradinate per ballare confermarono il suo intuito. E ancora oggi al ritmo di queste sonorità i giovani continuano a danzare… non solo d’estate!

Non perderti il Lato B del nastro: nel prossimo articolo musicale ti raccontiamo i più bei pezzi estivi degli anni ’80 e ’90, che ritroverai nella playlist che stai ascoltando.

Estate arriviamo.

Foto d’apertura e foto nel testo di Romano Gentile/A3/Contrasto e Courtesy Everett Collection/Co​ntrasto

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