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La (quasi) storia d’amore di Hemingway a Milano

3 min per la lettura


Molte storie, anche quelle grandi, sembrano percorsi semplici, che accadono quasi per caso. A guardarle bene, però, nei loro spazi ― spesso stretti ― si insinuano altre storie (forse) minori, ricche di irrisolto e di non vissuto.

Ne è un esempio la storia d’amore dell’artista dannato Ernest Hemingway e la bella Agnes von Kurowsky. La vicenda di due linee parallele che scorrono apparentemente distinte, ma che trovano presto il modo di incontrarsi diventando improvvisamente incidenti. E il loro punto d’incontro è proprio Milano.

È il 1918, e la città si trova ad affrontare una storia difficile. La Storia, quella con la S maiuscola. Già, perché è una Milano colpita dalla guerra che sta provando a reagire.

C’è chi con la propria mente vaga alla ricerca di qualche ricordo felice; c’è chi, con le ultime forze rimaste, cerca di capire quale sarà la prossima mossa vincente; c’è chi, animato da un’innata e ottimistica speranza, sogna quel futuro roseo che sta solo rimandando.

E c’è chi, spinto da una vocazione volontaria più grande della comprensione di molti, guida le ambulanze della Croce Rossa, distribuendo cioccolata e sigarette per tirare su il morale a tutta la truppa.

“Ernest è fatto così. Uno che prende le decisioni senza che gli venga chiesto, un tipo in gamba, risoluto. Ha solo 19 anni”.

Seppur lontana dal fronte, anche Agnes affronta a suo modo le difficoltà che la guerra porta con sé. Non le sembra ancora vero di essere in Italia. Le circostanze in cui aveva sognato una vita piena, lontana dalle noiose seppur rassicuranti giornate tra le 4 mura di una biblioteca di Washington, erano di certo completamente diverse.

Si era immaginata a scorrazzare per le strade di qualche paesino italiano, scoprendo scorci che i suoi occhi non avevano neppure immaginato potessero esistere, mentre ora si ritrova in una corsia di ospedale a Milano, volontaria presso la Croce Rossa.

Eppure, lo aveva scelto lei di partire per aiutare i più bisognosi, riscoprendo una coscienza civile che non pensava di avere. Ma Agnes è fatta così. Una che vuole vivere la vita pienamente. Ha appena compiuto 26 anni.

Ernest sta consegnando una delle razioni di cioccolata, quando sente un boato. Improvvisamente sangue, prima a zampilli e poi a fiume, centinaia di fitte alle gambe, come spilli dalla punta aguzza e spessa che si conficcano nella pelle e poi ancora nella carne. Quelle sferzate lo lasciano a terra incapace di respirare, dilaniato dalla morsa di un dolore lancinante. È appena stato colpito da colpi di mortaio.

Ernest viene trasportato d’urgenza all’Ospedale della Croce Rossa a Milano, dove viene affidato alle cure delle infermiere. È il secondo americano ferito al fronte: il primo è morto qualche giorno prima in quelle stesse corsie, dove ora stanno decidendo il destino della gamba di questo giovane soldato. Cosciente, Ernest sa che potrebbe perderla, ma sa anche che non vuole morire e che dovrà lottare con tutto se stesso, facendo appello alla sua risoluta caparbietà ancora una volta.

Anche se acciaccato dalle dodici operazioni, che lo costringono bloccato da un gesso davvero ingombrante, Ernest è vispo come non mai. Tutto merito di quella bellissima infermiera, la cui visita di routine aspetta con ansia ogni giorno.

“‘Kid’. È così che Agnes chiama Ernest, quel soldato che le fa una corte spietata e che lei all’inizio fa un po’ penare. Tra i due scatta subito una sintonia speciale. Agnes è una ragazza popolare, corteggiata”.

Ed Ernest è uno che non si arrende. Del resto gli artisti sanno bene come scompigliare l’ordine. I bigliettini d’amore, la promessa di un bicchiere di vino ad accompagnare una cena arrangiata tra i letti di ospedale, la fantasia di una vita al di fuori di quelle quattro mura per Ernest significano luce perpetua, la stessa che Agnes sprigiona dai suoi occhi. Anche Agnes si affeziona a questi momenti rubati alla quotidianità, ne tiene pure un diario.

Dopo alcuni mesi di convalescenza, Ernest viene finalmente dimesso dall’ospedale. Dopo l’insistere di lei, decide di tornare in America, ma non senza aver chiesto la mano di Agnes e averle strappato la promessa di poterla avere con sé molto presto. È solo un arrivederci, pensa lui.

È il mese di marzo in casa Hemingway, ad Oak Park. Nella posta arriva una lettera. È di Agnes. Che fa dietrofront e dice addio. Quello è uno di quei momenti dove pensi che la storia la farà qualcun altro, che non è toccato a te e, per motivi ignoti, decidi che va bene così.

Arriviamo al 1951 e Agnes trova lavoro in una libreria a Key West. Non è mai stata in Florida, ed è elettrizzata all’idea di iniziare un nuovo percorso di vita, lei che è sempre stata folle e affamata di novità.

Ernest, che ormai è uno scrittore famoso, torna spesso nella sua casa di Key West, dove trae ispirazione per i suoi romanzi. Il destino ci prova a metterli di nuovo insieme nello stesso posto, a farli tornare a incidere l’uno sui passi dell’altra ancora una volta. Ma Key West è un posto grande. Non è del tutto semplice trovarsi.

“Evidentemente, se sono entrambi lì, è solo per un beffardo gioco di specchi, perché Ernest e Agnes non si incontreranno mai più”.

Il porto di Key West volge lo sguardo a est. Quando guardano il mare, Agnes e Ernest puntano in quella direzione. I loro pensieri si dirigono ancora a Milano e raggiungono le corsie dell’Ospedale di Via Armorari. Quei letti, che hanno visto due amanti essere così vicini ma così lontani allo stesso tempo.

Oggi, proprio in via Armorari, c’è una targa che ricorda il passaggio di Hemingway, lì, dove tutto poteva succedere ma (forse) non è successo.

Foto d’archivio per gentile concessione di John F. Kennedy Presidential Library and Museum

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