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La storia di Gallo, le calze del club

5 min per la lettura


Lo stile è una somma di dettagli: è questa la filosofia che ha mosso le menti dei fondatori del marchio Gallo. L’azienda specializzata in raffinate ed eleganti calze fa capolino sul mercato nel 1927, a Milano, per poi spostarsi, alla fine degli anni ’40, sul lago di Garda, a Desenzano, dove si trova tutt’ora l’unico stabilimento. Le idee e la passione oggi associate al brand sono quelle di Giuseppe Colombo, un creativo, un appassionato per il quale la calza è sinonimo di distinzione, personalità ed eccentrica eleganza. Non una semplice forma ma un prodotto emozionale.

Amministratore delegato e direttore creativo a partire dalla fine degli anni ’90, Giuseppe Colombo si è trovato tra le mani la produzione di un accessorio, all’inizio esclusivamente maschile, che è riuscito a convertire in un modo, uno stile di vita, un dettaglio significativo che fa la differenza.

È seguendo questa idea che Giuseppe Colombo ha portato alla ribalta nel mondo della moda le calze, le stesse che negli anni erano diventate una commodity. Orgoglioso del loro successo, ma sempre orientato all’evoluzione, al futuro, Colombo:

“La storia di Gallo dimostra che abbiamo sempre considerato le calze da uomo, donna e bambino prodotti migliorabili, per i quali trovare soluzioni di produzione innovative e materiali esclusivi”.

Riuscire a esprimere un modo, un luogo, un sapore, un’immagine non è cosa semplice, ancor di più se si tratta di farlo con quello che ai tempi era considerato semplicemente una calza.

Dietro il marchio Gallo, a mo’ di muse ispiratrici, ci sono i tanti frammenti di vita dei loro creatori. Calze monocromatiche o multicolor, strisce, energia ed elevata qualità per un look ironico, eclettico o raffinato per affermare la propria personalità ad ogni occasione. I filati del cotone più pregiato, quello egiziano, sono declinati in una miriade di colori e di stili per rendere accattivante ed originale un prodotto che è diventato molto più di una semplice calza, capace di racchiudere modi, mondi e stili di vita.


Da ricordare, da sperimentare, da vivere. Un prodotto che è diventato oggetto del desiderio di collezionisti, amanti della stravaganza, dello stile poliedrico e versatile delle calze Gallo. Nelle righe, nei colori e nelle fantasie, Giuseppe Colombo adora riprodurre rondini, palme, ventagli, fiori, paesaggi che vivono nella sua mente e che vuole raccontare.

Per esempio, la recente linea a edizione limitata (2017) dalle righe blu e rosse su sfondo bianco, pensate per dei costumi da bagno (un’altra linea appartenente al brand Gallo) sono nate giocando con quello che rappresenta per il designer una sorta di simbolo iconico: l’Augustus, albergo storico, per molti l’unico albergo di Forte dei Marmi, condotto familiarmente da Titti Maschietto.

Proviamo ora a fare un excursus nella storia del marchio. Durante la prima stagione si parlava di calze “aperte”, visto che i telai erano ancora rettilinei per cui, non avendo l’elastico, la calza calava al polpaccio se non si usava la giarrettiera.

Sono poche le notizie sul brand in questa fase: si ricorda, per esempio, una pubblicità degli anni Quaranta in cui compaiono due gambe maschili accavallate che indossano calze con motivi a righe e losanghe alternate. Lo slogan recitava così:

“Scelti filati, disegni di gran moda, raffinata eleganza, insuperabile durata”.

A piantare le radici di questa azienda, però, fu il padre di Giuseppe Colombo, Ambrogio, classe 1923, laureato in chimica pura e figlio di una famiglia di imprenditori nei settori alimentare e chimico.

Un giorno alla sua porta si presenta un conoscente con la proposta di realizzare uno stabilimento di produzione di calze nel suo immobile inutilizzato nei pressi di Desenzano. Unica clausola: chi ha avuto l’idea farà il direttore.


Nonostante il suo mondo fosse ben lontano da quello tessile, Ambrogio Colombo avverte il forte potenziale della firma Gallo e accetta la proposta. E di certo non si sbagliava: a poco a poco il signor Colombo si impegna, si appassiona e sente l’azienda sempre più sua, passando da semplice “ospite-osservatore” a principale titolare dell’impresa. Siamo alla fine degli anni Quaranta. Come ricorda suo figlio:

“Mio padre comprò la Gallo perché aveva colto l’importanza del marchio. Non acquistò né i telai, né lo stabilimento. Soltanto il marchio”.

È il 1960 e per rendere più conosciuto e più variegato il brand Gallo viene lanciata la linea dedicata ai bambini con una caratteristica particolare: le calze sono fatte a mano, hanno un elastico interno per tenerle su ma soprattutto sono traforate. Peccato che l’idea si riveli un terribile fiasco. La ragione? “Sono calze coi buchi”.

Ma lo spirito temerario, l’intuito per gli affari e le competenze acquisite negli anni spingono il signor Colombo ad andare avanti fino a quando Grenahl, un negozio di Bologna, ne compra uno stock e gli dà credito. Nel giro di sei mesi il mercato esplode e Ambrogio Colombo vede finalmente la sua azienda spiccare il volo.


Da lì, il successo e la conquista di una serie di primati: quello per le calze più piccole al mondo, per i neonati, grazie ad un cilindro davvero minuscolo. Una novità importante soprattutto considerato che fino ad allora non c’erano taglie prima dei sei mesi d’età.

E tra gli altri, quello per le calze classiche da uomo grazie ad una ricetta che si compone di vari ingredienti: in primis tessuti pregiati e telai Bentley, la stessa realtà britannica leader nel mercato delle auto di lusso.

Ancora una volta, cura dei dettagli, valore artigianale combinato ad una spinta innovativa ed un’offerta variegata, rivolta a uomo, donna e bambino. Collection e Tailoring, ad esempio, sono i nomi di alcune linee maschili dallo stile più elegante. Tuttavia, non mancano le varianti colorate e divertenti da abbinare ad un look più casual.

“È grazie al passaparola nei termini di ‘il vero signore usa quelle calze’, più che con la pubblicità, che il brand si fa conoscere al pubblico. Bisogna aspettare, poi, gli anni ’70 per ritrovare qualche inserzione sui giornali come Panorama e Playboy”.

Tuttavia, con la crisi degli anni ’90 Ambrogio decide di passare la mano al figlio Giuseppe che scelse, rispettoso, di lasciare immutati forma e colori per sconvolgere le proporzioni e le dimensioni delle righe. Un gioco che ha preso il nome di Collection, primo catalogo di calze a righe colorate che ha messo le basi per la cosiddetta Gallo revolution.

Lo step successivo è stato il tailoring, cioè il recupero e l’aggiornamento di tecniche sartoriali come il Vanisé (le coste in sfumature differenti) e il Windsor (cioè le classiche righe, ma orizzontali), combinato con la peculiarità del Twin rib, coste a rilievo che poi danno origine, guardando bene, a effetti cromatici vagamente ipnotici.


Tra tutte queste novità che fanno capolino tra il 1998 e il 2013 volte ad affermare la continua evoluzione del marchio troviamo anche la linea Multicolor, un alternarsi di righe colorate in proporzioni variabili, il Bicolor, una riga declinata in due colori, e il Pois, un nuovo classico rinnovato a ogni collezione grazie al suo armonico e originale contrasto cromatico.

Quello dell’azienda bresciana è un successo confermato negli anni: al 2003, ad esempio, risale l’acquisizione del marchio francese Dorè Dorè, la più antica ditta di calze al mondo, mentre nel 2006 Gallo fa un omaggio al mondo del surf a cui dedica una tavola cromatica perfetta.

È per tutte queste ragioni e questa importante storia che il brand, negli anni, ha creato un vero e proprio “club”, i cui membri con sguardo d’intesa chiedono indicando i polpacci:

“Gallo, giusto?”

Un club che mantiene le regole base ma si rivela anche innovativo e appassionato non solo di calze ma anche delle altre linee che fanno capo al gruppo: intimo, beachwear, maglieria, abbigliamento e accessori.

Un brand sempre all’avanguardia come dimostra il giro d’affari internazionale che l’azienda Gallo oggi può vantare. Il tutto partendo da un semplice accessorio, uno di quelli che forse si nota meno di altri, ma che, in realtà, fa la differenza, nel mondo della moda come nei nostri outfit di tutti i giorni.

Foto di Gallo

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