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Le 7 sneakers che hanno fatto la storia

4 min per la lettura


Il mondo è pazzo di sneakers. Se ne parla davvero ovunque ― nelle riviste, in strada e dal barbiere. Ci sono le fiere di sneakers e ci hanno scritto sopra dei libri per racchiuderle tutte. E, a un certo punto, hanno anche dovuto inventare un termine apposta per chi le colleziona.

Dagli anni ‘20 le sneakers ― alte o basse ― sono sempre più parte della cultura ― design, musica, sport e moda sono solo alcuni dei campi che le sneakers riescono ad avvicinare. Ma poche sono riuscite a fare la storia influenzando intere generazioni.

Nel 1991, la Nike manda in scena una serie di spot: come protagonisti, il regista americano originario di Atlanta ― un certo Spike Lee ― e l’uomo che diventerà, a detta di fonti autorevoli, ‘Il miglior giocatore della National Basketball Association (NBA) di tutti i tempi’: Michael Jeffrey Jordan.

Noi siamo andati un bel po’ indietro con gli anni per stilare la classifica delle 7 sneakers che hanno fatto la differenza nella storia. Parliamo di quelle che più hanno saputo ispirare arti, persone e movimenti.

Superga Cotu 2750 (1925)

Le prime sneakers degne di questo nome sono fatte in Italia e arrivano dall’azienda Superga, fondata a Torino nel 1911: scarpe di tela e con suola in gomma, super minimali e adatte al mercato locale. 

Lo sport a cui guardano all’inizio è il tennis. Nel 1925 nascono le Cotu 2750 sia da uomo sia da donna ― le mettono tutti. Questo paio di scarpe è riuscito a vestire intere generazioni di italiani, identificando i passi di chi vive nella parte “bene” delle città. 

Converse Chuck Taylor All Stars (1932)

C’entra la pallacanestro che, come spesso è accaduto, ha influenzato la cultura delle sneakers (e viceversa). Nel 1917, l’azienda americana Converse comincia a fare scarpe da basket alte, in tela e con la suola in gomma.

Il giocatore Charles Hollis “Chuck” Taylor le mette sempre ogni volta che scende in campo. Nel 1921, bussa alla porta dell’azienda per provare a cercare lavoro. Inizia a fare il venditore mentre continua a giocare (e poi ad allenare). Nel 1932 l’azienda gli dedica finalmente un paio di scarpe: sono le Chuck Taylor All Stars, tra le scarpe più iconiche mai viste.

Onitsuka Tiger Mexico 66 (1966)

Nella città di Kobe in Giappone, Asics nasce nel 1949. Ma là, nel “Paese del Sol Levante”, tutti la chiamano Onitsuka Tiger. Queste sono scarpe in pelle, con la suola molto bassa per promuovere movimenti veloci, quasi da lotta. E qualcuno riconosce presto l’intuizione.

Il genio del regista americano Quentin Tarantino le usa in Kill Bill: Volume 1 e 2 addosso alla sua bellissima eroina protagonista: Beatrix Kiddo interpretata da Uma Thurman. Sono le classiche Mexico 66: gialle a strisce nere. 

Adidas Gazelle OG (1968)

In Germania Adidas va forte dopo la scissione dell’azienda madre nel 1947, a causa del litigio dei due fratelli fondatori ― uno dei quali se ne va e mette su il marchio rivale Puma. Ma è uno il paio di scarpe che conquista sia il mondo dello sport che quello della musica: sono le Adidas Gazelle e la sua versione premium, le OG.

Le mette Jay Kay, il cantante dei Jamiroquai, in ogni apparizione in pubblico e le sfoggia il nuotatore statunitense Mark Andrew Spitz prima di vincere la medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1972. Il resto è storia.

Vans Era (1976)

Dalla California arriva la moda skate che, per forza di cose, influenza la moda surf (e viceversa). Il film Lords of Dogtown arriva molti anni dopo, ma è fondamentale per capire l’influenza di Vans nella “cultura della tavola”.

Negli anni ‘70, gli skater vanno di nascosto nelle piscine dei ricchi di Beverly Hills per surfare l’asfalto, per allenarsi quando in mare non c’è onda. I tre nomi che hanno fatto la storia di questo sport sono Stacy Peralta, Tony Alva e Jay Adams, capaci di ispirare tutti quelli che sono arrivati dopo.

Nel 1976, l’azienda americana mette sul mercato le Era, un paio di scarpe in tela con la suola piatta in gomma. Il simbolo di generazioni.

Air Jordan 1 (1985)

È il momento di Nike. Da qui, il brand parte alla conquista del mondo delle sneakers: nessuno sarà mai più in grado di tenergli testa. Strategia: il marchio americano si lega subito allo sport. E lo fa solo con i nomi più grandi di ogni specialità.

Chi va a prendere? Michael Jeffrey Jordan ― per tutti: “MJ”. Al college va parecchio forte a basket: porta alla vittoria del titolo della National Collegiate Athletic Association (NCAA) i suoi North Carolina Tar Heels nel 1982. MJ è già pronto per fare il salto nel campionato dei grandi: la NBA. Nel 1984 i Chicago Bulls lo chiamano alla terza scelta al Draft.

Si sa, a volte la storia gioca strani scherzi: i dirigenti di Houston Rockets e Portland Trail Blazers (rispettivamente con la prima e seconda scelta in mano) non avevano infatti capito subito che, da lì a poco, MJ sarebbe diventato la stella più luminosa dello sport mondiale.

Nike qualcosa però intuisce, e decide di dedicargli un’intera linea di scarpe. Il primo modello di Air Jordan esce nel 1985: in pelle, alte per proteggere le caviglie. E sono rossonere, come la sua squadra. 

Nike Air Max 1 (1987)

In quegli anni, la Nike non perde un colpo (e non lo farà mai più fino ai giorni nostri). Il designer Tinker Hatfield s’ispira all’architettura del George Pompidou Centre di Parigi per creare un nuovo concept di scarpe da passeggio. 

“Nike-Air is not a shoe” (Nike-Air non è una scarpa) recita la loro prima campagna pubblicitaria. Cosa cambia? L’innovazione è nella suola: lì, infatti, c’è un buco laterale, che permette  all’aria di passare e ridurre l’impatto col suolo.

Le Air Max 1 escono sul mercato nel 1987. Sono scarpe basse, in pelle e stoffa grigia e rossa. Da allora, ogni anno uscirà un nuovo modello, rivoluzionando per sempre il modo di pensare alle sneakers.

Video ‘Nike – Michael Jordan, Spike Lee – Is it the shoes?’ da Youtube, foto in apertura e illustrazioni di Velasca

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