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Le storiche elettriche: se tutto è possibile

3 min per la lettura


Parlando di veicoli elettrici il nostro pensiero è subito indirizzato alla mobilità del futuro. In realtà a fine ‘800 ― nei primordi “degli” automobili, inizialmente maschili ― progettisti e produttori studiarono molteplici tipologie di alimentazione: dal vapore, alla benzina, all’elettricità. Ad esempio, la prima auto costruita da Ferdinand Porsche nel 1898 era elettrica.

Ben presto quasi tutti i produttori optarono per il motore endotermico alimentato a benzina grazie alla maggiore autonomia di cui poteva disporre. Per oltre 100 anni la mobilità endotermica (prima solo a benzina poi anche a gasolio), come noto, si è sviluppata dilagando in ogni parte del pianeta come l’opzione più comoda per gli utenti. Certamente non la più salutare né la più ecologica, a causa della sua vasta scala di diffusione.

“Ecco allora che l’alimentazione elettrica ritorna come soluzione per la mobilità di domani, riallacciandosi a quanto ideato già un secolo fa”.

Le politiche europee e globali legate alla mobilità individuale promuovono alacremente veicoli elettrici mediante eco-incentivi e campagne rottamazione per sostituire vecchie auto con nuovi mezzi a impatto zero. A latere di tutto ciò, finalmente in Italia è stata recentemente approvata una legge che permette di trasformare i veicoli con motore convenzionale endotermico in elettrici.


Ecco che finalmente il numero di auto rottamate inutilmente potrebbe essere ridotto in favore di un kit di alimentazione a basse emissioni: perché tutti parlano di inquinamento causato dalle polveri sottili e dall’anidride carbonica, ma nessuno dell’impatto dell’intero ciclo di vita di un auto. Quest’ultimo rimane un argomento tabù: se le auto non si rottamassero, non se ne venderebbero di nuove, chiaramente.

Si aprono così nuovi scenari per noi appassionati di auto storiche: la soluzione di elettrificare le nostre amate inizialmente può suonare come un sacrilegio ma, a fronte di una chiusura sempre più drastica di centri storici, località di mare o di montagna a causa dell’inquinamento, è un’opzione per godersi differentemente la propria passione.


Sono da sempre un acceso sostenitore del suono del motore come componente fondamentale in un’auto: il suono incomparabile di un V12 Ferrari differente dagli 8 cilindri Maserati o dal 6 cilindri boxer Porsche non sono i motori ai quali penso parlando di “elettrificazione” delle storiche.

“Non sarebbe più affascinante andare in centro storico a Firenze o in giro per le Cinque Terre, con una vecchia 500 o una Mini a zero emissioni?”

Con un’autonomia di circa un centinaio di chilometri (ricordiamo che le auto storiche sono mediamente più leggere e richiedono meno energia) non sarebbe più piacevole andare al mare all’isola d’Elba o al Giglio con una Citroen Mehari o una Mini Moke?


Le auto elettriche possono assumere così nuove funzioni: la mobilità ad emissioni ridotte, ma soprattutto il riutilizzo ed il riciclo di un’auto sulla via della demolizione che da rifiuto torna a nuova vita. Newtron Italia ― ad esempio ― è un’azienda specializzata in questo tipo di trasformazione chiamata “retrofit”. Le loro, sotto Officine Amarcord, sono classificate come HE Road (auto storiche).

Tre sono le opzioni ipotizzate prendendo come base di partenza la vecchia Fiat 500, le cui version elettrificate differiscono in base alla capacità e all’autonomia del pacco batterie; interessante l’opzione base che permette di trasformare la 500 in un quadriciclo leggero, guidabile anche dai quattordicenni.


L’operazione di “retrofit” ha l’enorme vantaggio di non snaturare irreversibilmente l’automobile. Il motore e la trasmissione originari vengono semplicemente smontati e sostituiti con gli organi necessari per l’alimentazione elettrica, ma tutto può essere riportato all’origine in ogni momento (non serve neanche reimmatricolare l’auto quindi non si perdono nemmeno le targhe originali).

Allargando lo sguardo, oltre i modelli più classici, ci si potrebbe veramente sbizzarrire utilizzando certe auto che oggi non trovano più grande consenso tra gli appassionati a causa della loro scarsa usabilità.


Vengono in mente certe affascinanti berline anteguerra come la Fiat Balilla o la Lancia Augusta o una delle prime Fiat Topolino: non sono auto rare per cui non si intacca alcun patrimonio collezionistico, circolano nel traffico odierno con fatica per le basse velocità, le code a cui non sono abituate e gli organi meccanici spesso delicati.

Una trasformazione di questo genere le renderebbe certamente più fruibili andando ad abbellire un panorama auto sempre più standardizzato che rischia di perdere automobili che con le loro forme, le loro innovazioni stilistiche hanno fatto la storia.

“E poi piacerebbe a i turisti amanti del design dell’automobile, tutto italiano”.

La calda stagione estiva porta a pensare a quanto sarebbe affascinante elettrificare le piccole isole italiane ― e del mediterraneo ― con veicoli elettrici d’epoca. Quando le distanze da coprire sono brevi, la trazione elettrica dà il meglio di sé: a Capri o a Ischia tutti in giro, come una volta, con le 600 “spiaggine” elettrificate.

Paese che vai, auto elettrica che trovi: ogni paese elettrifica la propria auto più emblematica; in Germania troviamo il Reevolt E-Kafer (il Maggiolino) mentre in giro per Parigi si possono noleggiare le 2CV elettriche. Potrà essere proprio questa una parte del prossimo futuro per le nostre storiche?

Foto con HE Road (storica elettrica) Fiat 500 D di Officine Amarcord – Newtron Group

References

Newtron Group

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