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Lo stile del Re d’Italia, Gianni Agnelli

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Georges-Louis Leclerc de Buffon diceva: “lo stile è l’uomo”. Per molti, quest’uomo risponde al nome di Gianni Agnelli. È lo stile che passa attraverso l’orologio sul polsino della camicia, attraverso il modo di parlare, di sorridere e di stringere affari. Lo stesso che si rivela nel modo di guidare una macchina, o una barca a vela con il mare in tempesta.

Lo stile è il suo stile di vita: nomade, sempre alla ricerca del nuovo, stimolante e contagioso. Lo stile sono i suoi tramonti al bordo del suo Capricia.

Grande amante dell’Italia, ma con il bisogno fisico e mentale di respirare culture diverse, ciò che ha reso l’avvocato unico non ha a che fare solo con il potere, l’ambizione e la ricchezza. Queste sono caratteristiche comuni a molti uomini degni di stima, a cui tuttavia non viene appuntata la spilletta di “icona di stile”.

È chiaro che dietro la figura di Gianni Agnelli c’è ben altro. La sua storia è fatta di un’eleganza colta, spontanea e naturale che accompagna ogni suo gesto; un’eleganza che combina il gusto con la disinvoltura.

È per tutte queste ragioni che il suo amico, nonché regista di fama internazionale, Federico Fellini, lo chiamava “Re d’Italia”, o se preferite la versione americana, come diceva il presidente J. Kennedy, “King of Italy”.

“Mettigli un elmo in testa, mettilo a cavallo. Ha la faccia del Re”.

La cosa più sorprendente è che, per far sì che gli venissero associati questi appellativi, il Re non ha fatto alcuna fatica, non ha scavalcato nessuno, non ha cercato i riflettori. Si è semplicemente preso il lusso di essere stesso, senza maschere, senza etichette e, paradossalmente, questo lo ha reso diverso da chiunque altro.

La sua moda? Cravatte larghe su pullover infilati nei pantaloni, scarpe casual sotto l’abito elegante, blazer e jeans sbiaditi indossati con orgoglio durante una cerimonia formale del 1972. Agnelli ha volutamente sovvertito ogni regola e tendenza modaiola, e come risultato ha ottenuto di essere eletto da riviste di fama internazionale “uno degli uomini più eleganti al mondo”.


Qualche regola in termini di moda ce l’aveva anche lui. Mai calzini corti, no agli occhiali da vista in pubblico e alle scarpe a punta, i capelli sempre un filo più lunghi della norma. Con il suo doppiopetto grigio non è mai stato visto su un’auto straniera.

E non è tutto: molto probabilmente neanche l’avvocato avrebbe mai immaginato che con la sua naturalezza e la sua praticità nel vestire sarebbe diventato una vera e propria icona di stile, imitato e apprezzato da chiunque volesse darsi un tocco di classe. Bruno Graziani ha detto di lui:

“Molto amato, tanto imitato ma mai eguagliato”.

È negli anni ‘60, considerati gli anni d’oro per la famiglia Agnelli, che spopolarono tra i nuovi ricchi i cosiddetti “agnellofili”, adulatori dello stile Agnelli, del suo impero chiamato FIAT, dei suoi vezzi, delle sue case, delle sue barche, ma, soprattutto della sua personalità.

A chi si chiede dove si nasconda il segreto di così tanta ammirazione, che neanche attori e artisti da copertina di oggi possono vantare, basta mostrare qualche immagine del passato, qualche video che ritrae l’imprenditore in pubblico per capire.

Per capirci, il suo non era uno stile da “padrone ricco” ma piuttosto quello di un amico, quello simpatico e intelligente, dal gran gusto, a cui chiedere consigli di vita. Non lo nascondevano neanche le grandi personalità internazionali, che godevano da anni dell’amicizia di Gianni Agnelli e a cui l’avvocato aveva insegnato come vestirsi con stile, come arredare una casa, una barca, come viaggiare e addirittura come conquistare una donna.

“Da Jackie Kennedy a Pamela Harriman, da Katherine Graham ai fratelli Kennedy, da Oleg Cassini a Diana Vreelan: tutti amavano le conversazioni con Gianni Agnelli”.

Spinto dal desiderio di “mordere la vita” e di sfuggire alla sua più grande paura, la noia, Agnelli non considerava l’idea di una dimora fissa: partito da Torino, il suo grande amore, nonché città natale, d’inverno il suo nido era Villar Perosa dove adorava vedere la neve posarsi sul prato. A Roma, invece, si era conquistato il suo posto da “imperatore” nell’appartamento al Quirinale. E poi, ancora, Parigi, Brasile, New York e Londra, la città degli affari.

Ma se c’è una cosa in particolare per cui Gianni Agnelli viene ricordato e ammirato è il suo spirito folle, libero da convenzioni e, a volte, sopra le righe. I giornali, negli anni, hanno riportato molte delle sue genialate: dal tuffo nudo dalla barca al largo della Costa Azzurra, alle nuotate con Grace Kelly off-shore Montecarlo.

Dai balli a piedi scalzi sulle note della musica africana, alla festa in maschera a tema bianco e nero in compagnia di Turman Capote e di tutta l’America alla Ballroom del Plaza a New York.

Amava Picasso, gli impressionisti, Matisse, era attratto dal bello e collezionava di tutto. L’attrice Diane Heidi von Salvisberg, immortalata più volte in barca con l’avvocato, ricorda divertita:

“Arrivava a Beaulieu in elicottero dal suo ufficio di Torino, girava in mare per due ore, e ripartiva”.

Colto e mai banale, una personalità davvero internazionale, capace di spaziare abilmente dalla politica estera alla cronaca fino al costume, senza mai perdere l’attenzione del suo interlocutore. Difficilmente ne troveremo un altro così perché, già allora, Gianni Agnelli aveva per tutti uno stile eterno.

Foto di Massimo Siragusa/Contrasto e AGF/GAMMA/Contrasto

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