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Lo stile del regista impegnato

4 min per la lettura


Dopo l’avvocato e il giornalista sportivo, ci spostiamo sul grande schermo. Probabilmente, se di mestiere fate i registi, l’arte ce l’avete nel sangue. Non sempre nel DNA c’è anche lo stile, ma quello si può sempre migliorare. Non vorremmo, quindi, essere proprio noi a gridare uno stop durante le riprese rivolto al vostro outfit sul set.

Il regista, oltre a dirigere gli attori, le riprese e le inquadrature, può anche essere fonte di ispirazione per la moda. Lo stile del regista, sia di teatro che del grande schermo, è cambiato profondamente negli ultimi cinquant’anni. Decisamente in meglio.

Quello tra il regista e la moda non è un rapporto del tutto inesplorato: il grande Federico Fellini, per esempio, spesso anticipava tendenze e costumi. Non è un caso che i protagonisti del fashion system, con i loro mondi e le loro idee, abbiano messo in luce profonde affinità con il suo immaginario o, per contrasto, ne abbiano preso le distanze.

“Sono solo un narratore, e il cinema sembra essere il mio mezzo. Non è solo una forma d’arte, in realtà è una nuova forma di vita, con i suoi ritmi, cadenze, prospettive e trasparenze. È il mio modo di raccontare una storia”, dice Federico Fellini.

Ha fatto scuola anche lo stile di Nanni Moretti, assolutamente unico. Lo sceneggiatore di Brunico, infatti, sul set e fuori ama dare un tocco di stile vintage al suo outfit.


Un professore anni ’80 che dirige le riprese e riprende gli attori nel caso di errori o inesattezze di battuta. Pullover di lana rasata e polo in tinta unita, oppure giacca spigata e camicia in denim. Lo stile di Nanni Moretti si adatta bene alle sue giornate sul set: informale e casual, con uno spirito dandy.

“Durante la stagione fredda Moretti ama sfoggiare giacche in velluto e camicie a quadri, facendoci tornare indietro negli anni. Per quanto riguarda i colori, il regista non disdegna quelli accesi: il rosso, su tutti, ma spazio anche per l’arancio e per il rosa salmone”.

E anche la moda è, certamente, un mezzo espressivo di grande potenza. Moretti lascia impresso un segno, un graffio, che si manifesta ed evidenzia sotto forma di uno stile preciso e chiaramente identificabile.

Quale, dunque, il possibile outfit del regista italiano? Se girate durante la stagione autunnale, potreste optare per un maglioncino a collo alto abbinato a un blazer di velluto o di lana. La fantasia a quadri, sia per la giacca che per i pantaloni, è abbastanza gettonata.

Il motivo a quadri è assolutamente riconoscibile e decisamente raffinato, come se nascesse proprio all’interno del tessuto. Un capo dal mood rilassato, perfetto per trascorrere le vostre giornate sul set. Interessante anche il solo gilet, con bottoni e cerniera, tipicamente da regista.

La scelta dei pantaloni cade nella più assoluta libertà: il nostro consiglio è per i chino; l’esempio lampante di uno dei molti modi attraverso cui i capi militari hanno influenzato il mondo dell’abbigliamento maschile.

“Siamo diversi ma siamo uguali agli altri ma siamo diversi”, dice Nanni Moretti in Palombella rossa (1989).

Nel film politico Aprile, del 1998, Moretti sfoggia tutto il proprio stile da professore maglioncini in lana corta e camicie a scacchi, polo rigorosamente rosse indossate in sella ad una italianissima Vespa, pantaloni beige.

Lo stile di Nanni Moretti è volutamente retrò: la sua tensione etico-politica, l’intransigenza nel tratteggiare i vizi e i tic del presente si ripercuotono, inevitabilmente, in tutti i suoi outfit.



Spesso onirici e surreali, i suoi film mettono al centro della scena la crisi d’identità umana e un senso di inadeguatezza. Una crisi che non è solamente quella dello stesso regista-attore, ma è uno specchio della società.

Raramente vediamo il regista di Brunico indossare una cravatta: si direbbe che lo fa solo quando strettamente necessario. Alla cravatta abbina, però, una camicia button down: nonostante in molti continuino a rifiutare la camicia a bottoni con la cravatta, Moretti, da anticonformista convinto, ama sfoggiarla con disinvoltura.

“Leggerezza, irresponsabilità, incoscienza in senso positivo. Un film che uno vede in sala strutturato, montato, poi alle volte alla fine è il frutto di alcune casualità” ha detto il regista.

E questa leggerezza, inevitabilmente, è anche nel suo look. In definitiva, sul set siete liberi di interpretare il vostro stile come volete, ricordando però che un tocco di glamour non guasta mai.

La moda fa cinema. Anzi, la moda, apprese le regole del gioco, fa cinema anche meglio del cinema. Una fusione perfetta di linguaggi, a conferma di come oggi anche la “settima arte” voglia dettare sempre di più regole di stile.

Foto d’apertura di Miramax/Courtesy Everett Collection/Contrasto e foto nel testo di Courtesy Everett Collection/Contrasto e di Polo Tre/A3/Contrasto

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