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Quella medaglia d’oro di vent’anni fa: ItalBasket, 1999

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Proprio sabato sono iniziati i mondiali di pallacanestro in Cina, il XVIII Campionato maschile, allora la mente ha iniziato ad andare indietro nel tempo, a quella nazionale azzurra rimasta nella storia del basket italiano. Francia, europei 1999.

 

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Ci sono vittorie, nello sport, che diventano leggende, miti, favole. È il caso dell’ItalBasket, ormai vent’anni fa: la finale contro la Spagna dei ragazzi di Tanjevic continua e continuerà a emozionare.

«Andate e spazzateli via»
ct Tanjevic prima della finale con la Spagna negli spogliatoi.

Bogdan Tanjevic venne nominato commissario tecnico dopo la fine della gestione Ettore Messina. Tanjevic aveva vinto tanto, ma voleva ancora vincere. Poteva essere l’uomo giusto. E fu così. Una squadra-famiglia, un “padre” allenatore sapiente.

 

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Destò scalpore la dolorosa esclusione di Pozzecco, reduce da un clamoroso scudetto vinto a Varese da campione assoluto a poche settimane dalla partenza per la Francia; scelta di un ct che si stava rivelando diverso dagli altri. Come quando, nelle settimane di ritiro antecedenti le scelte finali nelle convocazioni, mise i due storici rivali Bonora e Pozzecco nella stessa camera. I due non simpatizzavano nemmeno fuori dal parquet e infatti lo stesso Pozzecco si rifiutò, salvo poi dover accettare. “Alle sei del mattino eravamo lì con le lacrime, a ridere”, dichiarerà il Poz.

«Tu non sei giocatore di livello europeo.»

Nonostante il lieto fine di questa storia, Tanjevic escluse Pozzecco: “Tu non sei giocatore di livello europeo”, gli disse. Sosteneva infatti che nelle gerarchie in campo venisse dopo alcuni giocatori. Anche Pozzecco era, comunque, dello stesso avviso, avendo dichiarato che non c’erano le premesse per andare avanti nel rapporto. E così l’esclusione dell’eroe del tricolore varesino si materializzò.

Il debutto lo ricordano tutti, deludente: K.O. contro la Croazia di Toni Kucoc per 68-70. Le stelle della Croazia giocano alla grande, Myers non si fida dei compagni e così gioca tutta la partita da solo. L’Italia perde al debutto, Myers artefice della sconfitta. Questo esordio, così amaro, innesca in Carlton la consapevolezza di dover lavorare sul fare squadra. Questo è uno sport dove non si vince da soli.

Carlton abbraccia affettuosamente Andrea Meneghin. Da qui qualcosa cambierà.

Poi il match tirato, ad Antibes, contro la Bosnia, vinto quasi in extremis e con grandi sofferenze. Il rischio di tornare subito a casa probabilmente fece capire alla squadra di coach Tanjevic che bisognava dare di più, occorreva cambiare registro. Subito. Carlton abbraccia affettuosamente Andrea Meneghin a fine partita, riconoscendo in lui le qualità di leader. Sarà quello un gesto importante, perché Myers comincia a fidarsi del gruppo e questo sarà fondamentale.

La vittoria contro la Turchia, 64-61, fece staccare agli azzurri il biglietto per il secondo girone di qualificazione, giocato a Le Mans contro la Germania di un giovane Nowitzki, la Repubblica Ceca e la Lituania. Ed è qui, in questa fase, che Carlton Myers comincia a viaggiare sui 20 punti di media, facendo restare incollati alla tv milioni di italiani. Ma è il collettivo di Tanjevic a crescere coralmente, tanto che Fucka, Jack Galanda e Meneghin lo imiteranno all’unisono.

 

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Senza dimenticare poi la grinta di DePol, i canestri di Basile, la coppia Marconato-Chiacig, le triple di “Picchio” Abbio, i gregari Bonora, Mian e Damiao. La fiducia cresce e ai quarti di finale si va a Parigi: la Russia viene schiantata 102-79. Il quintetto azzurro difendeva alla grande, poi in contropiede diventava micidiale. Ci alzavamo tutti dal divano e quando arrivava la schiacciata tutto diventava più bello. La vittoria valse il pass per le Olimpiadi di Sydney del 2000, una cosa non da poco visto che l’ItalBasket mancava ai giochi olimpici da un po’ di tempo.

«Solo reteeee, per Gianluca Basile»
Flavio Tranquillo, telecronista di Telepiù.

Quando in semifinale, il 2 luglio, incontrammo la Jugoslavia, da sempre un tabù per i nostri colori, il Paese si fermò. Era troppo importante la partita, troppo alta la posta in palio. I pronostici, inutile dirlo, erano tutti dalla parte della squadra di Zelimir Obradovic, abile ad assemblare un roster importante grazie ai talenti di Bodiroga, Danilovic, Divac e Stojakovic. Una finale anticipata, questa la sensazione di tutti.


L’Italia seppe resistere alla rimonta e al sorpasso slavo, grazie ad un meraviglioso tiro dall’arco di Abbio. Fucka, sloveno di origine, salì in cattedra prepotentemente e divenne l’idolo di migliaia di ragazzini, insieme ovviamente al mitico Carlton Myers.

16 anni dopo Nantes, è ancora la Spagna a ritrovarsi sul parquet per contenderci l’oro.

In finale, il passato si ripropone: sedici anni dopo Nantes, da un Meneghin all’altro, è ancora la Spagna a ritrovarsi sul parquet per contenderci l’oro. L’ItalBasket riuscì ad allungare e a portarsi sul +21, poi nel finale gli iberici tornarono sotto, ma ormai era troppo tardi: 56-64, campioni d’Europa.

Carlton Myers migliore in campo con 18 punti totalizzati alla sirena finale. Il resto è storia: Andrea Meneghin abbraccia il padre, la leggenda Dino, team manager azzurro; Fucka mvp del torneo, autore di un europeo sontuoso.


Una squadra quasi imbattibile, un gruppo unito. C’era qualcosa di magico in quel team, qualcosa di più di una semplice aggregazione sportiva: una compattezza pazzesca e, soprattutto, una incredibile voglia di vincere. Per il Paese, per se stessi. Un sogno da realizzare, una medaglia da indossare al collo. Era questo il motore di tutto, era questo che rese l’europeo francese qualcosa di raro.

 

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«Se ci fossi stato io, avremmo vinto lo stesso. Anche più facilmente.»
Ironicamente Gianmarco Pozzecco.

Per i più nostalgici, su YouTube c’è il video della finale del ‘99. Ma non dimentichiamoci della squadra di coach Sacchetti, a cui auguriamo queste gioie: il gruppo azzurro sembra molto unito, con un pizzico di fortuna si potrebbe davvero andare lontano.

Foto d’apertura di Guido Harari/Contrasto

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