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Stile BMW. Made in Italy.

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È uno dei più influenti designer del XX secolo e oggi, 26 agosto, spegne 81 candeline: Marcello Gandini è senza dubbio uno dei nomi di spicco che ha reso celebre lo stile italiano nel mondo, assieme a Giorgetto Giugiaro, Franco Scaglione, Giovanni Michelotti, Pininfarina, Zagato e Bertone. Nel 1970 ha creato un nuovo linguaggio stilistico per BMW.



In quegli anni direttore del centro stile in Bertone, Marcello Gandini ha saputo esprimersi al meglio; tre nomi nel suo curriculum sono sufficienti per ammutolire qualsiasi collega straniero: in ordine cronologico, Lamborghini Miura, Lancia Strato’s e Lamborghini Countach. Sono tre linee che hanno rivoluzionato il mondo del design automobilistico, divenute icone che ogni collezionista vorrebbe possedere nel proprio garage.


Adrian van Hooydonk ha deciso di ricostruirla incuriosito da una vecchia foto sbiadita dal tempo.

BMW, in occasione del Concorso d’Eleganza Villa d’Este 2019, ha svelato la ricostruzione della Garmisch, una concept car disegnata da Marcello Gandini per Bertone e scomparsa dalle scene dopo il suo debutto al Salone di Ginevra del 1970: riscoprirla oggi permette di comprendere quanto gli stilemi del designer torinese fossero futuristici, quasi 50 anni fa.




Ecco perché Adrian van Hooydonk, Senior Vicepresident di BMW Group Design, ha deciso di ricostruirla, incuriosito da una vecchia foto sbiadita dal tempo: “Costruire la BMW Garmisch per la seconda volta ci ha dato l’opportunità di rendere omaggio a Gandini, richiamare una delle sue auto meno conosciute ed evidenziare l’influenza stilistica di Bertone sull’evoluzione del design BMW“, ha affermato.

È un omaggio all’Italia, al nostro stile che da sempre i grandi costruttori stranieri hanno scelto per caratterizzare i propri modelli, dai best seller a quelli di nicchia, che richiedono maggiore carattere: BMW iniziò con la 328 Mille Miglia in alluminio leggero creata dalla Carrozzeria Touring nel 1936; c’è sempre stato un vitale scambio di idee e concetti tra la casa di Monaco ed i carrozzieri italiani: per esempio, la prima BMW Serie 5 del ’72 era di Gandini e il suo collega Giorgetto Giugiaro tracciò le linee della prima supersportiva bavarese, la M1, qualche anno più tardi.

«Volevamo creare una coupé di medie dimensioni moderna che fosse fedele al linguaggio di design della BMW, ma anche più dinamica e un po’ provocatoria»

La Garmisch, come molti altri prototipi italiani degli anni ’60 e ’70, venne sviluppata come una proposta di design indipendente per dimostrare la creatività dello studio. “L’idea originale venne dallo stesso Nuccio Bertone per consolidare il nostro rapporto esistente con BMW, progettando una show car a sorpresa per il Salone di Ginevra”, ricorda Marcello Gandini, “volevamo creare una coupé di medie dimensioni moderna che fosse fedele al linguaggio di design della BMW, ma anche più dinamica e un po’ provocatoria”.




Un anno prima, Bertone e il suo team di lavoro avevano presentato a BMW la concept Spicup, avveniristica sportiva a due posti con tetto amovibile. Il nuovo prototipo invece era diverso: mentre il profilo laterale della vettura era molto elegante e pulito, la caratteristica di design più distintiva della Garmisch era la sua variante audace, verticale e quasi spigolosa della griglia radiatore a forma di rene della BMW, fiancheggiata da fari quadrati coperti di vetro. Altri dettagli inusuali erano le griglie sportive sui montanti C e la copertura in rete a nido d’ape per il lunotto – un elemento distintivo dello stile di Marcello Gandini.

«La BMW Garmisch è stata costruita da artigiani qualificati a Torino – proprio come l’auto originale quasi 50 anni fa.»

Un’auto così particolare non poteva cadere nel dimenticatoio: “Quando ho sentito che BMW voleva ricreare la Garmisch, sono rimasto un po’ sorpreso”, ricorda Gandini in seguito al suo primo incontro con Adrian van Hooydonk, in visita a Torino l’estate scorsa per ottenere il suo placet; “Ora sono molto contento di aver partecipato a questo progetto e felice che BMW abbia scelto di ricordarlo. Avendo visto l’auto finale, è difficile anche per me distinguerla dall’originale“.




Gandini stesso ha contribuito al processo di ricerca con i ricordi della creazione della vettura, consentendo al team di progettazione di riconfigurare dettagli chiave come il colore esterno – un leggero champagne metallico in linea con le tendenze della moda italiana dell’epoca – e materiali interni e rivestimenti. Mentre il team di design di BMW ha utilizzato le ultime tecnologie di modellazione 3D per donare nuova vita alle strutture e alle forme originali, la BMW Garmisch è stata costruita da artigiani qualificati a Torino – proprio come l’auto originale quasi 50 anni fa.


«Scegliemmo il nome Garmisch perché lo sci era molto popolare in Italia in quel periodo e per evocare sogni di sport invernali ed eleganza alpina.»

Nessun dettaglio è stato tralasciato nemmeno negli interni: con la sua radio verticale piuttosto inusuale sulla consolle centrale, un lussuoso specchio pieghevole per il passeggero e un vistoso mix di colori e materiali, la BMW Garmisch ha aggiunto un elegante tocco piemontese alla funzionalità del design degli interni dell’epoca. Secondo Gandini, anche il nome della vettura era stato scelto per impressionare: “Scegliemmo il nome Garmisch perché lo sci era molto popolare in Italia in quel periodo e per evocare sogni di sport invernali ed eleganza alpina”.

Con il suo design pulito e minimalista e l’uso preciso di linee e forme geometriche, la BMW Garmisch è un archetipo di uno stile radicalmente nuovo che è stato sperimentato da studi italiani come Bertone, Italdesign e Pininfarina tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 e che ancora oggi rappresenta un importante punto di riferimento per i progettisti di auto.

Foto d’apertura e foto nel testo di BMW Italia

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