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Un mezzo di felicità. La bicicletta, 200 anni dopo

5 min per la lettura


O ggi, mercoledì 26 giugno, la prima bicicletta brevettata compie 200 anni. Un bell’anniversario, ricco di storia e di passione, che in redazione abbiamo deciso di celebrare con un’intervista speciale a Rossignoli, storico negozio di biciclette a Milano, un vero punto di riferimento per gli amanti della bici. Saranno i suoi cento e più anni di storia, saranno le biciclette colorate in vendita o i bravi meccanici che riparano e danno consigli ai clienti, ma il fascino di questo negozio storico ci ha conquistati. Abbiamo fatto due chiacchiere con Matia, che porta avanti la quinta generazione del marchio di famiglia.

Ciao Matia, come nasce Rossignoli?

Rossignoli nasce nel 1900, dal nonno di mio nonno, che si chiamava Giorgio. Giorgio lasciò Arena Po (Pavia) e arrivò a Milano, dove aprì un primo negozio di riparazioni di biciclette.

I suoi figli lo seguirono e iniziarono ad alternare la riparazione alla produzione vera e propria, a marchio Rossignoli. In quegli anni l’automobile non era ancora così diffusa, quindi sia la riparazione che la produzione di biciclette funzionavano molto bene.

Il Rossignoli che conosciamo adesso, con sede in Corso Garibaldi, rappresenta invece quella che io definisco la “fase 2.0”, la sua seconda vita. Mio nonno Sergio aveva infatti tre negozi a sud di Milano, che vennero però distrutti durante la Seconda guerra mondiale.

Nel 1946 decise quindi di spostarsi qui, aprendo prima un capannone al civico 16, tra le macerie, e trovando un paio d’anni dopo, nel 1948, una buona occasione al civico 71. È iniziato tutto da lì.

Raccontaci una classica giornata in negozio.

Considera che Rossignoli ha una doppia anima. Esiste il negozio, dove vendiamo le bici a marchio Rossignoli e non solo (abbiamo, per esempio, anche le Bianchi o le Cinelli, oltre all’abbigliamento tecnico) ed esiste l’azienda ― di cui mi occupo quasi in toto ― che rappresenta la parte produttiva.

La giornata tipo di quest’ultima, ovviamente, è diversa da quella del negozio: si va dal telaista, si contatta il verniciatore, ci si inventa un nuovo modello.

Come azienda cerchiamo di produrre e di lavorare tantissimo in Italia (come i telai, appunto, e i nostri verniciatori), con tutti i pro e i contro che questo comporta: se da un lato hai una qualità molto alta, dall’altra ci sono difficoltà nei pagamenti ecc.

Poi, dall’altra parte, c’è la giornata in negozio; un aspetto molto bello di Rossignoli è che è un negozio storico, e come tale ha una clientela storica ― un gruppo folto di anziani con richieste molto precise ― insieme poi agli appassionati che devono riparare bici da corsa, ai rider delivery e molti altri.

Avete quindi una clientela vasta?

Assolutamente sì, è difficile inquadrare o disegnare una clientela “standard”. Offriamo biciclette per tutti: dagli studenti agli appassionati, dai clienti storici a chi si affaccia al nostro mondo per la prima volta.

Certo, vendiamo anche alcuni modelli di bici ― come le Gravel (biciclette con un’impronta da corsa adatte anche a sentieri e sterrati, ndr) ― destinate solitamente agli appassionati, ma abbiamo anche biciclette usate e modelli da utilizzare tutti i giorni.

Ovviamente, anche a causa della nostra localizzazione, a volte siamo percepiti come meno accessibili di quanto siamo in realtà, e a me dispiace, così come mi dispiace dire dei no ad alcune richieste; da Rossignoli cerchiamo di accontentare il più possibile le richieste di tutti perché noi, come tutte le botteghe storiche di Milano, siamo nati “per tutti”.

Quando siamo arrivati qui la zona di Garibaldi era popolare, adesso tante cose sono cambiate: io, nel mio piccolo, cerco di portare avanti l’idea originaria del nostro negozio.

E tu, nella tua quotidianità, che bicicletta usi?

Ogni amante della bici ne usa diversi tipi a seconda delle esigenze. Per me è un mondo meraviglioso, lo paragono sempre ad una fruttiera per la grande scelta che offre.

Io uso tutti i giorni un modello da città, con telaio in alluminio, il seggiolino dietro per il bambino (e fino all’anno scorso anche il seggiolino davanti, perché ho due bambini), oltre all’indispensabile cestino per portare oggetti o sacchetti.

Personalmente credo che la bicicletta sia un mezzo decisamente migliore della macchina, e lo dico senza pregiudizi: per me è proprio comoda. Senza contare i miei giri fuori da Milano con la bici da corsa: un altro mondo.

Con i vostri cento e più anni di storia avete vissuto la trasformazione di Milano, dei suoi gusti e delle sue tendenze: com’è cambiata la città negli ultimi anni nell’uso della bicicletta?

La bici è un mezzo che tutti vorrebbero poter utilizzare; c’è un tema forte di sicurezza, intesa sia come rischio di furto in città che di sicurezza in strada. Se si lavora su queste tematiche, come hanno fatto città come Amsterdam, Barcellona o Siviglia, la percentuale di persone che usa la bicicletta è destinata a crescere, come è cresciuta in Europa; la potenzialità è altissima, basterebbe poco per farla decollare.

In generale, direi poi che in città l’uso principale è un uso urbano, mentre a livello sportivo negli ultimi anni si è notato un aumento notevole della presenza femminile, che reputo molto positivo.

Alcune richieste particolari che ti sono state poste nel tuo lavoro.

Direi di tutto. C’è chi mi chiede di duplicare chiavi o chi mi chiede delle canne da pesca. Non ultimo: un cliente che ha voluto un glitter fucsia su una bicicletta nera lucida, e devo dire che l’effetto è stato strepitoso. Sicuramente un nostro valore aggiunto è proprio la capacità di dedicare una customizzazione totale alle richieste che riceviamo.

Parlaci della mostra “Biciclette ritrovate”.

La organizziamo da dodici anni, durante il Fuorisalone, nei 2 cortili del nostro negozio. Esponiamo le biciclette delle più importanti collezioni del Nord Italia: Pantani, Coppi, Bartali, dalle bici dell’800 fino alle ultimissime bici di Christopher Froome, il più importante ciclista attuale.

Non solo bici da corsa, ma anche bici da città, bici da lavoro, bici militari, una storia di artigianalità e di bellezza, insieme alla storia del luogo, perché Milano e i suoi dintorni hanno prodotto dei veri artisti della bicicletta prodotta a mano come Masi, Colnago e De Rosa. Organizziamo questa mostra, ad ingresso gratuito, dal 2007, quando il Fuorisalone a Brera ancora non esisteva. E ne vado molto fiero.

Che cosa rappresenta per te la bicicletta?

È la mia vita, ma non mi considero un feticista: considero la bicicletta un mezzo per spostarsi e anche un mezzo di felicità, che mi aiuta a rilassarmi quando giro in città. È anche un mezzo per esprimersi: dalla scelta dei colori al materiale, è sempre un modo per mostrare la propria personalità.

Raccontaci dei tour in bici che proponete a Milano.

Li organizziamo su richiesta, perché amo Milano e conosco bene ogni suo percorso; mi è capitato di portare in giro anche dei gruppi di team building e mi sono divertito molto. Mi piace aiutare le persone a scoprire la nostra città. Organizziamo anche dei tour in bici in Italia, grazie al supporto di un nostro amico fuori Milano.

Un consiglio a chi ancora non utilizza la bicicletta (per paura del traffico o per pigrizia).

Chi vive in centro è sicuramente avvantaggiato, perché è una zona ormai pedonale e accessibile alle biciclette. Fuori dalla cerchia dei bastioni, invece, bisogna stare più attenti.

Io consiglio comunque di provare, studiando bene i percorsi (evitando per esempio i vialoni molto trafficati) e soprattutto avendo a cuore la sicurezza, propria e degli altri, il che significa avere una bici in ordine, avere le luci accese, non andare contromano.

La bicicletta è un mezzo di trasporto e come tale va considerato: con i giusti accorgimenti, in città, si arriva prima ovunque.

Foto dell’intervista di Federico Di Dio

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